martedì 20 aprile 2010

Ciao...



Cari Amici,
questo é l'ultimo post che scrivo su Sapori di Madre Terra. In più di un anno di vita, da quando questo Blog é stato aperto, sono accadute un sacco di cose e se mi guardo indietro non posso che essere soddisfatta al 100% del percorso fatto. La vita é fluire dell'acqua, passione del fuoco, libertà dell'aria e concretezza della terra, la vita é una spirale d'energia che mai si ferma e cambia forma e colori, così é anche per Sapori di Madre Terra che si trasforma in 1 2 3 Fornello!
Il nome é nato dalla vulcanica creatività di Antonella e Raffaelle in una domenica speciale di Marzo :-D. Il sito ha preso forma grazie all'inventiva del mio geniale cognato Paolo Cacciagrano supportato dalla mia sorellina Monica.
Una nuova avventura ha inizio e spero che Tutti Voi, che mi leggete, continuerete a seguirmi! :-DDD

lunedì 12 aprile 2010

Il Cuore di Esther

Alle volte la vita é strana ed imprevedibile, ti toglie certezze che al momento ti fanno urlare al cielo il tuo disappunto, ma poi ti guardi intorno e t'accorgi d'essere in posti magici che da sempre cercavi con anime belle che danno risposte alle tue domande.
Quando, anni fa, cominciai il mio percorso biodanzante, il mio insegnate d'allora, Ugo Rizzo, alla prima lezione ci disse: "La Biodanza é per molti ma non per tutti. Il percorso che state per intraprendere Vi farà comprendere la bellezza della vita e cosa si perde ad essere Anime tiepide." Un'Anima tiepida é il rospo bollito di cui parla Barbara. Dell'Anima tiepida ne parla anche il Santo Curato d'Ars: "Un'anima tiepida non è ancora totalmente morta agli occhi di DIO. In essa la fede, la speranza e la carità non sono ancora totalmente spente, ma sono: una fede senza zelo, una speranza senza fermezza, una carità senza ardore. L'anima tiepida ascolta la parola di DIO, ma spesso si annoia, l'ascolta con fatica, per abitudine come una persona che è convinta di saperne già abbastanza... L'anima tiepida è piena di buoni desideri,ma non modifica in nulla le sue cattive abitudini. Al mattino un'anima tiepida non si occupa del buon DIO e della propria salvezza eterna, ma pensa soltanto a lavorare molto... Quando fa qualche buona azione è solo per far piacere a qualcuno, per compassione o per essere ammirata. Non smette di frequentare i sacramenti di assistere regolarmente alle funzioni, ma lascia trasparire che il suo amore a Dio non è al primo posto nel suo cuore."
Il rumore del Mondo fà di tutto affinché l'essere umano sia un'anima tiepida e molti lo sono per tutta la vita senza nemmeno accorgersi, ormai sordi ed insensibili ai terremoti dell'anima, ma chi come me ha scelto, nonostante sia la strada più facile, di non esserlo e comprende che avere coraggio non é non avere paura, ma riconoscerla ed andare oltre, si trova immerso nella MERAVIGLIA. Sul sentiero della Meraviglia, Io ho incontrato Esther, una bellissima e solare donna, con cui ho il piacere di condividere l'amore per la cucina. Ho passato una bellissima settimana nella Sua cucina piena di colori profumati di chiacchiere fra amiche che confermano che tutto ciò che crei e fai con Amore ha poteri magici. Cucinare con Esther e quello che Rolando Toro definiva una vivencia ed é stata un'esperienza che mi conferma che sono sul sentiero giusto perché ogni cellula del mio corpo si é sentita onorata d'aver contribuito col proprio operato alla splendida settimana intensiva della Scuola dell'Opera e del Servizio. Vedendo la commozione di Esther al saluto finale agli alievi mi é tornato in mente questa frase "Il Sentire del Cuore ha sempre ragione." Grazie Esther per avermelo ricordato.






Tarte Tatin


200 g di farina
3 cucchiai di latte
100 gr. di burro
1 tuorlo
q.b. sale
1,5 kg di pere
150 gr. di burro
150 gr. di zucchero
q.b. succo di limone


Con farina, latte burro e l’uovo (solo il tuorlo) preparare una sfoglia di pasta brisée. Sbucciare le pere, dividerle in quarti o meglio, in ottavi e togliere il torsolo. Metterle in una terrina con acqua acidulata con succo di limone, altrimenti anneriscono. Prendere una teglia da 25 cm., imburrarla totalmente con grande abbondanza (uno strato di perlomeno due millimetri) usando tutto il burro e cospargerla completamente di zucchero, sul fondo e sui lati, formando uno strato consistente. Disporre gli spicchi di pera nella teglia, con delicatezza, senza smuovere lo strato di zucchero, uno vicino all’altro e leggermente sovrapposti, in modo da formare una corona. Continuare a riempire la teglia sino a riempire tutte le fessure ed a coprire tutto il fondo. Mettere la teglia sul fuoco dolce per circa 15 minuti e comunque sino a che non vedi affiorare leggermente le prime tracce di zucchero caramellato (cioè, bruno). Le pere devono cuocere un pochino, ma solo un pochino: non devono sfarsi. Spegnere la fiamma e coprire le pere con la sfoglia di pasta brisée, rimboccando leggermente tra le pere ed il bordo della teglia. Infornare a 180°, per circa 15 minuti, sino a quando la pasta prende colore. Tirare via la teglia dal forno, metterci sopra un piatto da portata e rovesciare.
La torta che va mangiata tiepida, se non la si serve subito, scaldarla prima di portarla in tavola, per qualche minuto.


Ricetta apparsa nella newsletter di QBSPACE di Venerdì 26 Marzo 2010.

lunedì 5 aprile 2010

E' quasi mezzanotte... del 5 Aprile 2010



Un anno, 365 giorni, 4 stagioni... e molto ancora da fare.
Fra molte macerie ancora da rimuovere, ci sono anche molti fiori, piccoli gesti di rinascita che danno speranza di nuova vita.
Questa mia piccola e semplice crema, bianca come una colomba, é d'accompagnamento alla favolosa Colomba delle Sorelle Nurzia.

Crema della Soffice Colomba

8 albumi
500 grammi di ricotta
200 grammi di zucchero a velo

Montare gli albumi a neve durissima con metà dello zucchero. In una ciotola mantecare la ricotta con lo zucchero rimanente e unire delicatamente gli albumi montati.
Servire su una fetta di colomba.


Io mi auguro che le 99 Colombe nei mesi che verranno possano continuare a volare sempre più alte nel cielo e con Loro, l'Abruzzo.

martedì 30 marzo 2010

Nuovi orizzonti




Il mese di Marzo é fra tutti quelli dell'anno che mi ha sempre regalato delle sorprese, fra quelle di quest'anno, la più importante, é il mio entrare a far parte a tutti gli effetti dello Staff de La Via di Casa.
Insieme alla vulcanica Esther Aprile siamo La Cucina del Cuore. Il nostro incontro ha creato nuove alchimie creative aprendoci nuove strade che percorreremo insieme pur mantenendo le nostre diversità che ci rendono uniche. Abbiamo compreso, attraverso i giochi dell'Universo come la Vita abbia donato ad entrambe una delle chiavi di Melchisedek: la Donazione.
Attraverso l'Amore che mettiamo nella preparazione dei nostri piatti rendiamo l'atto di cucinare una vivencia.
In Me ed Esther la chiave della Donazione ha trovato come serratura che apre la porta della realizzazione la Cucina.
Abbiamo in cantiere molti progetti che profumano di spezie d'oriente dai colori del Mediterraneo che hanno come musica risate e chiacchere di un focolare che si perde nella notte dei tempi e la porta é aperta a tutti Voi che siete alla ricerca della ricetta segreta della Felicità.

sabato 20 marzo 2010

Dedicato a tutte le Donne!

Era da un po' che avevo una poesia che ho scritto qualche anno fa sulla sorellanza fra donne, Anche se un po' in ritardo é il mio augurio a tutte le donne, in particolare a coloro che stanno soffrendo, dicendoVi che non siete sole, basta allugare la mano e guardare nel proprio cuore dove c'è il coraggio da leonessa che ogni donna ha!



Sorellanza

Oh Dea,

Grazie per le mie Sorelle,

Grazie per il Cerchio Sacro

Grazie per l'Energia che mi doni,

Grazie per la Vita a Spirale che mi hai Donato,

Grazie per la Luna e il Sole in Me,

Grazie per ciò che Sono e per ciò che Sarò da qui all'Eternità, in una continua danza verso Te.



Inoltre, colgo l'occasione per pubblicizzare un seminario per conoscere meglio il fenomeno dello Stalking che si terrà a Varese martedì 23 marzo 2010 - ore 18.00, seminario ad ingresso libero, presso il palazzo della Provincia di Varese, sala Convegni, Piazza della Libertà 1. Organizzato dal Comune e dalla Provincia di Varese in collaborazione con l’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia – Osservatorio Nazionale Stalking (Segreteria organizzativa 0332/809237).

A questo riguardo posto un interessante articolo trovato su www.benessere.com che spero possa essere d'aiuto alle numerose donne, ma anche uomini, che si trovano vittime di questo fenomeno.

LO STALKING





Alcuni comportamenti come telefonate, sms, e-mail, “visite a sorpresa” e perfino l’invio di fiori o regali, possono essere graditi segni di affetto che, tuttavia a volte, possono trasformarsi in vere e proprie forme di persecuzione in grado di limitare la libertà di una persona e di violare la sua privacy, giungendo perfino a spaventare chi ne è destinatario suo malgrado.
A diventare “molestatore assillante” o “stalker” può essere una persona conosciuta con cui si aveva qualche tipo di relazione o perfino uno sconosciuto con cui ci si è scontrati anche solo per caso, magari per motivi di lavoro.
Inseguimento, molestia e persecuzione possono manifestarsi sotto innumerevoli forme.
Esse possono essere qualcosa di sporadico oppure possono essere insistenti manifestazioni di un fenomeno psicologico e sociale conosciuto soprattutto con il nome di “stalking” , ma chiamato anche “sindrome del molestatore assillante” , “inseguimento ossessivo” o anche obsessional following . La terminologia più comune, quella di “stalking”, è stata coniata con la finalità di raffigurare simbolicamente, con un termine in lingua inglese che significa “appostarsi”, l’atteggiamento di chi mette in atto molestie assillanti e per questo viene definito “stalker”.
Il “molestatore assillante” manifesta, infatti, un complesso insieme di comportamenti che vengono ben racchiusi sinteticamente dall’espressione “fare la posta” che comprende l’aspettare, l’inseguire, il raccogliere informazioni sulla “vittima” e sui suoi movimenti, comportamenti che sono quasi sempre “tipici” di tutti gli stalkers, al di là delle differenze rilevate di situazione in situazione.
In effetti alcuni studi compiuti su questo fenomeno (Mullen P. E. & al., 2000) hanno distinto due categorie di comportamenti attraverso i quali si può attuare lo stalking.
* La prima tipologia comprende le comunicazioni intrusive , che includono tutti i comportamenti con scopo di trasmettere messaggi sulle proprie emozioni, sui bisogni, sugli impulsi, sui desideri o sulle intenzioni, tanto relativi a stati affettivi amorosi (anche se in forme coatte o dipendenti) che a vissuti di odio, rancore o vendetta. I metodi di persecuzione adottati, di conseguenza, sono forme di comunicazione con l’ausilio di strumenti come telefono, lettere, sms, e-mail o perfino graffiti o murales.
* Il secondo tipo di comportamenti di stalking è costituito dai contatti , che possono essere attuati sia attraverso comportamenti di controllo diretto, quali ad esempio pedinare o sorvegliare, che mediante comportamenti di confronto diretto , quali visite sotto casa o sul posto di lavoro, minacce o aggressioni. Generalmente non si ritrovano due tipologie separate “pure” di stalkers, ma molestie in forme miste in cui alla prima tipologia, in genere segue la seconda specie di azioni.
Il comportamento stalkizzante è stato delineato nei suoi dettagli più specifici che permettono di distinguerlo da comportamenti simili (Galeazzi G.M., Curci P., 2001). A tal proposito, sono particolarmente importanti tre caratteristiche di una molestia perché si possa parlare di “stalking”:
1. l’attore della molestia, lo stalker, agisce nei confronti di una persona che è designata come vittima in virtù di un investimento ideo-affettivo, basato su una situazione relazionale reale oppure parzialmente o totalmente immaginata (in base alla personalità di partenza e al livello di contatto con la realtà mantenuto);
2. lo stalking si manifesta attraverso una serie di comportamenti basati sulla comunicazione e/o sul contatto, ma in ogni caso connotati dalla ripetizione, insistenza e intrusività;
3. la pressione psicologica legata alla “coazione” comportamentale dello stalker e al terrorismo psicologico effettuato, pongono la vittima stalkizzata, definita anche stalking victim, in uno stato di allerta, di emergenza e di stress psicologico. Questi vissuti psicologici possono essere legati sia alla percezione dei comportamenti persecutori come sgraditi, intrusivi e fastidiosi, che alla preoccupazione e all’angoscia derivanti dalla paura per la propria incolumità.
La coazione che connota il comportamento di stalking, e che permette di delinearlo anche giuridicamente, ha fatto ipotizzare che tale problema fosse una forma di “disturbo ossessivo”. Tuttavia, come è stato osservato, i disturbi psicopatologici ossessivi sono connotati da vissuti egodistonici relativi ai comportamenti attuati e, conseguentemente, da un malessere provocato dalle idee, dai pensieri, dalle immagini mentali e dagli impulsi ossessivi legati alla persecuzione. Questi vissuti di disagio e di intrusione in realtà non risultano presenti in genere negli stalkers che, al contrario, tendono perfino a trarre piacere dal perseguitare.
È molto importante sottolineare altresì che lo stalking non è un fenomeno omogeneo; pertanto, risulta difficile fare rientrare i molestatori assillanti in una categoria diagnostica precisa o identificare sempre la presenza di una vera e propria patologia mentale di riferimento. Gli stalkers non sono sempre persone con un disturbo mentale e, anche se esistono alcune forme di persecuzione che sono agite nel contesto di un quadro psicopatologico, questa non è una condizione sempre presente così come non esiste sempre un abuso di sostanze associato al comportamento stalkizzante.
Ciò che è importante comprendere è che dietro a comportamenti di molestia simili possono celarsi motivazioni anche molto differenti tra loro. A questa conclusione si è giunti in seguito a studi che hanno esaminato il profilo psicologico di numerosi stalkers e, sulla scorta dei quali, si è giunti ad individuare cinque tipologie di stalkers , distinti in base ai bisogni e desideri che fanno da motore motivazionale.
1. Una prima tipologia di molestatore insistente è stata definita “il risentito” . Il suo comportamento è sospinto dal desiderio di vendicarsi di un danno o di un torto che ritiene di aver subito ed è quindi alimentato dalla ricerca di vendetta. Si tratta di una categoria piuttosto pericolosa che può ledere prima l’immagine della persona e poi la persona stessa. Il problema più grave è legato alla scarsa analisi della realtà: perché il risentimento fa considerare giustificati i propri comportamenti che, producendo sensazioni di controllo sulla realtà, tendono a loro volta a rinforzarli.
2. La seconda tipologia di stalker è stata denominata “il bisognoso d’affetto” , una tipologia che è motivata dalla ricerca di una relazione e di attenzioni che possono riguardare l’amicizia o l’amore. La vittima in genere viene considerata, per via di una generalizzazione a partire da una o più caratteristiche osservate anche superficialmente, vicina al “partner o amico/a ideale”, una persona che si ritiene possa aiutare, attraverso la relazione desiderata, a risolvere la propria mancanza di amore o affetto. Spesso il rifiuto dell’altro viene negato e reinterpretato sviluppando la convinzione che egli abbia bisogno di sbloccarsi e superare qualche difficoltà psicologica o concreta. Questa categoria include anche la forma definita “delirio erotomane”, in cui il bisogno di affetto viene erotizzato e lo/la stalker tende a leggere nelle risposte della vittima un desiderio a cui lei/lui resiste. L’idea di un rifiuto, vissuto come un’intollerabile attacco all’Io, viene respinta con grande energia e strutturando un’alta difesa basata sull’allontanamento della percezione reale dell’altro, delle sue reazioni e della relazione reale che viene sostituita da quella immaginaria.
3. Una terza tipologia di persecutore è quella definita “il corteggiatore incompetente” , che tiene un comportamento alimentato dalla sua scarsa o inesistente competenza relazionale che si traduce in comportamenti opprimenti, espliciti e, quando non riesce a raggiungere i risultati sperati, anche aggressivi e villani. Questo tipo di molestatore è generalmente meno resistente nel tempo nel perseguire la persecuzione della stessa vittima, ma tende a riproporre i propri schemi comportamentali cambiando persona da molestare.
4. Esiste poi “il respinto” , un persecutore che diventa tale in reazione ad un rifiuto. È in genere un ex che mira a ristabilire la relazione oppure a vendicarsi per l’abbandono. Spesso oscilla tra i due desideri, manifestando comportamenti estremamente duraturi nel tempo che non si lasciano intimorire dalle reazioni negative manifestate dalla vittima: la persecuzione infatti rappresenta comunque una forma di relazione che rassicura rispetto alla perdita totale, percepita come intollerabile. Nella psicologia di questo tipo di “inseguitore assillante” gioca un ruolo cruciale il modello di attaccamento sviluppato che è una delle forme di tipo insicuro, in grado di scatenare angosce legate all’abbandono che creano una tendenza interiore, più o meno consapevole, a considerare l’assenza dell’altro come una minaccia di annientamento e di annullamento del Sé.
5. Infine, è stata descritta una categoria di stalker definita “il predatore” e costituita da un molestatore che ambisce ad avere rapporti sessuali con una vittima che può essere pedinata, inseguita e spaventata. La paura, infatti, eccita questo tipo di stalker che prova un senso di potere nell’organizzare l’assalto. Questo genere di stalking può colpire anche bambini e può essere agito anche da persone con disturbi nella sfera sessuale, quali pedofili o feticisti.
Molte persone che subiscono molestie assillanti sono donne di un’età più frequentemente compresa tra i 18 e i 24 anni. Tuttavia, alcuni tipi di persecuzioni, quali ad esempio quelle legate al risentimento o alla paura di perdere la relazione che nasce dall’essere respinti, sono rivolte principalmente a donne tra i 35 e i 44 anni.
Alcuni studi sul fenomeno in esame hanno mostrato dei risultati interessanti che servono a riflettere ulteriormente sulle caratteristiche delle vittime di stalking e sull’importanza della relazione che, spesso solo nella mente dello stalker, si instaura con tutta la capacità di influenza che può esercitare una relazione reale. A questo proposito si è riscontrato che esiste una “categoria sociale a rischio di stalking” rappresentata da tutti gli appartenenti alle cosiddette “professioni d’aiuto”, vale a dire i medici, gli psicologi, gli infermieri e ogni altra sorta di “helper”. Ciò sembra trovare due spiegazioni: da un lato questi professionisti entrano in contatto con bisogni profondi di aiuto delle persone e possono facilmente divenire vittime di proiezioni di affetti e relazioni interiorizzate; dall’altro le eccessive speranze di alcuni “pazienti” possono essere tradite dalla quotidianità professionale e lo stalking diventa una domanda di attenzione o una ricerca di vendetta per l’attribuzione di responsabilità sulla salute o sulla vita propria o dei propri cari, aspetti che non sono in realtà mai completamente nelle mani di nessuno.
Dal momento che non tutte le situazioni di stalking sono uguali, non è possibile generalizzare facilmente delle modalità comportamentali di difesa che devono essere adattate alle circostanze e alle diverse tipologie di persecutori.
Esistono tuttavia alcune regole utili.
* Innanzitutto, inutile negare il problema. Spesso, dal momento che nessuno vuole considerarsi una “vittima”, si tende a evitare di riconoscersi in pericolo, finendo per sottovalutare il rischio e aiutando così lo stalker. Il primo passo è allora sempre quello di riconoscere il problema e di adottare delle precauzioni maggiori rispetto a quelle adottate dalle persone che non hanno questo problema. Occorre informarsi sull’argomento e comprendere i rischi reali, seguendo dei comportamenti volti a scoraggiare, quando è possibile, gli atti di molestia assillante.
* Se la molestia consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire una relazione indesiderata, è necessario essere fermi nel “dire di no” una sola volta e in modo chiaro. Altri sforzi di convincere il proprio persecutore insistente, comprese improvvisate interpretazioni psicologiche che lo/la additano come bisognoso di aiuto e di cure, saranno lette come reazioni ai suoi comportamenti e quindi rappresenteranno dei rinforzi, in quanto attenzioni. Anche la restituzione di un regalo non gradito, una telefonata di rabbia o una risposta negativa ad una lettera sono segnali di attenzione che rinforzano lo stalking.
* Comportamenti molto efficaci per difendersi dal rischio di aggressioni sono quelli prudenti in cui si esce senza seguire abitudini routinarie e prevedibili, in orari maggiormente affollati e in luoghi non isolati, magari adottando un cane addestrato alla difesa, un modo che si è rivelato molto utile sia come concreta difesa che per aumentare la sensazione di sicurezza.
* Se le molestie sono telefoniche, non cambiare numero. Anche in questo caso, le frustrazioni aumenterebbero la motivazione allo stalking. È meglio cercare di ottenere una seconda linea, lasciando che la vecchia linea diventi quella su cui il molestatore può continuare a telefonare, magari mentre azzerate la soneria e rispondete gradualmente sempre meno.
* Per produrre prove della molestia alla polizia, non lasciarsi prendere dalla rabbia o dalla paura e raccogliere più dati possibili sui fastidi subiti.
* È utile mantenere sempre a portata di mano un cellulare in più per chiamare in caso di emergenza.
* Se si pensa di essere in pericolo o seguiti, non andare mai di corsa a casa o da un amico, ma recarsi dalle forze dell’ordine.
Purtroppo spesso, soprattutto per via di norme giuridiche che limitano gli interventi di prevenzione delle situazioni di emergenza, i comportamenti di stalking possono essere protratti a lungo con conseguenze psicologiche negative principalmente per la vittima, ma anche per chi lo agisce e, talvolta, per chi lo osserva.
La vittima, per quanto possa essere breve il periodo in cui viene perseguitata, rischia di conservare a lungo delle vere e proprie ferite. Le conseguenze dello stalking infatti, per chi lo subisce, sono spesso diverse e si trascinano per molto tempo cronicizzandosi. In base al tipo di atti subiti e alle emozioni sperimentate possono determinarsi stati d’ansia e problemi di insonnia o incubi, ma anche flashback e veri e propri quadri di Disturbo Post Traumatico da Stress.
Lo stalker che agisce compulsivamente tende a seguire i propri bisogni e a negare la realtà, danneggiando progressivamente la propria salute mentale e la qualità della propria vita sociale che si deteriorano sempre di più, via via che la persecuzione si protrae nel tempo.
Il pubblico degli episodi di stalking può essere il ristretto pubblico familiare che, identificandosi empaticamente alla vittima, può sviluppare preoccupazioni per la persona cara o forme vicarie di paura ed ansia. Ma il pubblico in senso ampio, grazie all’importante ruolo dei mass media, è la società, in cui l’esempio della violazione della privacy tollerata può rappresentare un modello comportamentale che alimenta le possibilità di nuovi fenomeni, anche perché quelli agiti spesso vengono spiegati (e parzialmente giustificati) sulla base di “possibili raptus” o di “eccessi di amore”.

martedì 16 marzo 2010

Ultimi bagliori invernali

Ultimamente, latito un po' dal mio blog a causa di vari lavori in corso. Ho in arretrato diverse ricette "scalda inverno" che prima dell'arrivo del 21 Marzo 2010, mi sono ripromessa di postare. Quindi bando alle ciance e partiamo!

Ravioli al radicchio di Chioggia



- 1 kg di ricotta di pecora
- 1 kg di radicchio di Chioggia
- 2 cipolle di Tropea
- 3 uova grandi
- 300 gr. di parmigiano reggiano
- un profumo di pepe nero e noce moscata
- olio e.v.o.

Per il condimento:

- Burro, salvia fresca, cubetti di pancetta

Per la sfoglia:

- ½ kg di farina di grano duro
- ½ kg di farina 00
- 10 uova

Far rosolare la cipolla affettata sottilmente in olio e.v.o., unire il radicchio tagliato a striscioline sottili salare e pepare. Mescolare, coprire e lasciar stufare per diversi minuti.
Il radicchio deve arrivare a ''sfarsi''. Terminata la cottura, togliere il coperchio, far evaporare l'eventuale liquido in eccesso e lasciar raffreddare il tutto. A questo punto, in un ampio contenitore lavorare bene la ricotta, aggiungere il composto di radicchio, le uova (una alla volta), il parmigiano, e una grattatina di noce moscata. Porre il tutto in frigorifero a raffreddare. Preparare una sfoglia con uova e farina e tirarla ad uno spessore di un millimetro circa (comunque non deve essere eccessivamente sottile altrimenti i ravioli si rompono durante la cottura) tagliare con il tagliapasta e questo punto con un cucchiaio fare dei piccoli mucchietti di composto di radicchio e ricotta ben distanziati gli uni dagli altri. Rivoltare un lembo di pasta al di soprafar sigillare bene con la pressione delle dita. Al momento opportuno portare ad ebollizione abbondante acqua salata, immergervi i ravioli per pochissimi istanti e condire con burro e salvia (fatti scaldare precentemente) e guarnire con cubetti di pancetta rosolata. Portare subito in tavola, aggiungere parmigiano reggiano a piacere.

Ricetta apparsa nella newsletter QBSPACE di Venerdì 5 Marzo 2010.

giovedì 11 marzo 2010

99 Colombe per 99 cannelle

Ho voglia di Primavera! Ho voglia di risveglio! Voglio sentirmi circondata da nuove e frizzanti spirali d'energia. Tutto questo l'ho chiesto all'Universo e l'Universo ha cominciato a rispondermi e a parlarmi...




Una delle tante risposte che l'Universo mi ha dato la trovate qui ;-D