mercoledì 21 gennaio 2009

Le Erbe di Giugno in Cucina

Giugno è il sesto mese dell'anno secondo il calendario gregoriano ed il nome deriva dalla dea Giunone, moglie di Giove.


IL ROSMARINO

Il Rosmarino è un arbusto sempreverde appartenente alla famiglia delle Labiatae; i fusti sono legnosi, con portamento prostrato ascendente e può superare i due metri di altezza e si espande facilmente in larghezza. Le foglie sono piccole, lineari, opposte, di colore verde scuro e quasi argenteo sulla parte superiore. Sessili e coriacee, persistono durante l'inverno; i fiori sono irregolari, disposti in verticilli terminali a forma di spiga; hanno colore blu pallido e raramente biancastro. L'odore è intenso d'incenso e canfora ed il sapore é aromatico con proprietà astringente.
Il termine Rosmarinus deriverebbe da "ros" = rugiada e "marinus" = marino, in riferimento al fatto che queste piante vivono in prossimità del mare. Il significato è stato mantenuto in numerose lingue: in spagnolo è chiamato "romero", in francese "romarin", in inglese "rosemary" ed in tedesco "rosmarin".
I Romani fecero del rosmarino il simbolo dell'amore e della morte, Orazio infatti diceva: " Se vuoi guadagnarti la stima dei morti, porta loro corone di rosmarino e di mirto". Nell'antica Grecia veniva bruciato al posto dell'incenso per fare sacrifici agli dei. Gli egiziani lo utilizzavano per curare i vizi di stomaco, le congestioni epatiche ed il vomito. Nei Capitolati di Carlo Magno la specie è presente nell'elenco delle piante che non devono mancare mai negli orti del regno.
Secondo una leggenda i fiori del rosmarino una volta erano bianchi e divennero azzurri quando la Madonna, durante la sua fuga in Egitto, lasciò cadere il suo mantello su una pianta di Rosmarino.
Gli furono conferite anche virtù magiche: nel medioevo veniva usato per scacciare spiriti maligni e streghe durante le pratiche esorcistiche e per secoli venne usato come fumigante per disinfettare le stanze dei malati.
Il Rosmarino é una delle piante simbolo del solstizio d'estate, e nel linguaggio dei fiori il messaggio di questa pianticella sempre verde esprime, "sono felice quando ti vedo", inoltre sembra che portare sul cuore un ramoscello fiorito doni una grande felicità interiore.
Il decotto di rosmarino serviva per la pulizia delle cucine, lavelli, vasche da bagno; rametti di rosmarino venivano posti nei cassetti della biancheria, negli armadi per profumare e tenere lontane le tarme.
Il Rosmarino ha proprietà di antisettico, antispasmodico, colagogo, diuretico, stimolante stomachico, tonico, vulnerario, rilassante, aumenta la memoria, aromatizzante, aperitivo, digestivo, balsamico.
Molto comune nella cucina mediterranea, come è avvenuto per molte erbe è entrato nella cucina attraverso la via della medicina, serve ad aromatizzare arrosti, patate, castagnaccio, verdure saltate in padella, pane,focacce, marinate, cacciagione.
Questa é un'antica ricetta in cui veniva usato il Rosmarino.

VINO AROMATICO AL ROSMARINO

l 1 Litro di Vino Rosso
l 25 Grammi di Foglie essiccate di Rosmarino
l 25 Grammi di Foglie essiccate di Salvia
l 15 Grammi di Miele

Versate in un recipiente il vino rosso, aggiungendo le foglie essiccate di rosmarino, le foglie essiccate di salvia e il miele. Scaldate il tutto a bagnomaria per 20 minuti, poi lasciate riposare fino al completo raffreddamento. Filtrate, versate in una bottiglia e prendetene un bicchierino a ogni pasto.


LA SALVIA

La Salvia Comune è un piccolo arbusto sempreverde, le foglie semplici, feltrose al tatto, hanno un colore verde-grigiastro e un odore caratteristico. La forma è ovale con margine crenato,nervature penninervie, attaccatura picciolata con inserimento semplice. I fiori violacei sono riuniti in infiorescenze e hanno il caratteristico aspetto asimmetrico proprio della famiglia delle Lamiacee.
Il nome stesso di questa pianta è testimone delle virtù che gli antichi Romani le riconoscevano: infatti salvia ha la stessa radice del verbo salvare e della parola salus (salvezza, ma anche salute), presso i Romani la salvia doveva essere raccolta con un rituale particolare, senza l'intervento di oggetti di ferro, in tunica bianca e con i piedi scalzi e ben lavati.
Prima e dopo i Romani, dagli Egizi alla farmacopea medioevale, la salvia fu sempre apprezzatissima in erboristeria e non a caso Linneo le attribuì il nome di officinalis.
Tra i principali effetti, la salvia ha efficacia antisettica ed è anche digestiva e calmante. Le sono attribuiti altri effetti, ma non su tutti c'è concordia di vedute: secondo un'antica tradizione inoltre la Salvia officinalis può essere utilizzata per curare un'eccessiva sudorazione: si prepara un infuso con la Salvia officinalis e si praticano tamponamenti della zona da trattare.
Nonostante la sua origine mediterranea, la presenza della salvia per aromatizzare carni di vario genere è consolidata da secoli in quasi tutte le tradizioni culinarie d'Europa. Meno comune ma non raro è il suo impiego per cibi di tipo diverso: pasta (notissimi da noi i tortellini burro e salvia), formaggi (alcuni formaggi alle erbe), foglie di salvia fritte e anche zuppe.
In Medio Oriente la salvia viene usata per aromatizzare l'arrosto di montone.

Pandolce di Salvia

• 150 Grammi Farina Bianca
• 150 Grammi Farina Di Mais
• 100 Grammi Burro
• 1 Uovo
• 100 Grammi Zucchero
• 1 Cucchiaio Salvia Tritata
• 10 Cl Latte
• 1 Bustina Lievito Per Dolci
• Zucchero A Velo
• Burro
• Pangrattato
• Sale

Lavorare a spuma il burro con lo zucchero, continuando a mescolare unire l'uovo, una presa di sale, le farine setacciate e il latte e poi aggiungere il lievito e la salvia. Amalgamare bene il composto e versarlo in uno stampo imburrato e cosparso di pangrattato. Cuocere in forno a 180 gradi per circa 50 minuti. Sformare il pandolce e cospargerlo di zucchero a velo.


L'IPERICO

È una pianta glabra, con fusto eretto percorso da due strisce longitudinali in rilievo ben riconoscibile anche quando non è in fioritura perché ha le foglioline che in controluce appaiono
bucherellate, in realtà sono piccole vescichette oleose da cui il nome perforatum. Le foglie sono opposte oblunghe, i fiori giallo oro macchiettati di nero ai margini hanno 5 petali delicati sono riuniti in pannocchie che raggiungono la fioritura massima verso il 24 giugno (ricorrenza di San Giovanni) da cui il nome popolare.
L'Iperico è conosciuto anche come "erba di san Giovanni", ovviamente il "mistero" di questo nome può essere chiarito soltanto facendo ricorso a varie leggende, le quali tuttavia concordano sul fatto che Giovanni sia da identificare con il Battista e non con l'apostolo. Nella Bibbia si afferma che Giovanni si nutriva di locuste e di miele selvatico. Il termine greco per locusta (akron), però, non indica tanto l'insetto quanto la cima delle piante su cui la locusta si posa; é vero che di solito, nella Bibbia, akron indica l'insetto, tuttavia, quando la leggenda si sofferma a descrivere le preferenze culinarie del Battista, utilizza lo stesso termine sia per l'insetto sia per la pianta.
Durante il Solstizio d’Estate le notti sono più corte e le giornate più lunghe. Tuttavia è proprio da questo momento che progressivamente la luce si ritira, lasciando sempre più posto all'avanzare dell’oscurità. Il Solstizio d’Estate rappresenta il tempo dell’abbondanza, del calore, dei colori, dei profumi, dei frutti e della fertilità. La Natura si manifesta in tutto il suo rigoglio. Gli antichi onoravano queste feste al fine di sintonizzarsi ai cicli della Terra e del Cosmo, convinti che la trasgressione delle leggi della Natura potesse portare l’uomo alla rovina materiale e spirituale; con la cristianizzazione dell’Europa pagana, a queste feste furono sovrapposte quelle della nuova religione. Tuttavia, mentre il Solstizio d’Inverno viene ancora festeggiato, in quanto a questo è stata fatta coincidere la nascita di Gesù (che inizialmente cadeva in primavera), il Solstizio d’Estate è ormai un’antica festività caduta nell’oblio. Il motivo? Il Solstizio d’Inverno fin dall’antichità era considerato come una festa del cielo e del Sole e dei principi maschili, mentre il Solstizio d’Estate era una festa della Terra e dell’elemento divino femminile. Alla nascita del Sole bambino durante il Solstizio d’Inverno segue la fecondazione della Madre Terra nei riti di Primavera, che sono la premessa dell’abbondanza estiva. L’esaltazione dell’elemento maschile e la diffusione di una religione che si incentra su una sola divinità anch’essa maschile, il Dio Padre, collocata lontano dalla Terra ha sistematicamente soppresso l’elemento femminile e svilito la funzione spirituale della Madre Terra. Nessuna meraviglia, quindi, che in Europa le antiche feste che celebravano le divinità femminili, appunto legate alla Terra e alla Luna, siano completamente scomparse.
Come abbiamo visto, il Solstizio d’Estate è il momento in cui le energie femminili sono al loro massimo. A queste gli antichi associavano anche il potere di guarigione. Nell’Europa pre-industriale, la maggior parte dei guaritori era ancora rappresentata dalle donne, che si rivolgevano soprattutto alle piante per la preparazione dei loro medicamenti. Sì, le stesse donne che nei secoli precedenti furono messe a centinaia sul rogo. In quel periodo, adorare e utilizzare gli elementi della Terra ed essere allo stesso tempo una donna non era proprio una combinazione fortunata.
Nel passato, quindi, il Solstizio d’Estate era il momento migliore per la raccolta delle erbe. Nella tradizione, le erbe venivano conservate per l’inverno e utilizzate nella cura di svariate malattie. Una parte, veniva bruciata subito nei fuochi solstiziali. L’erba solstiziale sacra per eccellenza è l’Iperico. Si credeva che raccolto a mezzo giorno, come ancora si dovrebbe fare, era in grado di
curare numerose malattie, mentre le radici, raccolte a mezzanotte tenevano lontano gli spiriti maligni. Per questo motivo, era abitudine appendere l’iperico sulla porta delle abitazioni. Hypericon, nel greco antico significa appunto “proteggere” o “sconfiggere un’apparizione”.
In alcune Regioni d’Italia, ancora oggi durante il Solstizio d’Estate la gente si reca nelle campagne e sui monti per raccogliere le erbe selvatiche, un eco di un tempo passato. Un rituale di cui si è completamente perso il significato, ma che riporta gli uomini per un attimo a rivivere gli antichi rapporti che avevano con la Natura.
L'Iperico per uso esterno è utile per trattare la pelle arrossata da pannolini nei bambini, per ustioni, eritemi solari, piaghe da decubito non infette. Per uso interno è indicato per stati depressivi lievi e moderati, disturbi dell'umore, condizioni di ansia, nervosismo ed ipereccitabilità nervosa.
L'uso dell Iperico come antidepressivo ha suscitato notevole interesse anche da parte della medicina ufficiale, sia per l'indubbia efficacia, clinicamente dimostrata, sia per l'elevata sicurezza d'uso del fitocomplesso rispetto ai trattamenti farmacologici. In Germania l'Iperico è ufficialmente approvato per il trattamento dell'ansia e della depressione.

TISANA ALL'IPERICO

l 50 Grammi di sommità d'iperico
l 15 Grammi di fiori di tiglio
l 15 Grammi di fiori di biancospino
l 10 Grammi di verbena officinale
l 10 Grammi di foglie di melissa

Portare l'acqua in ebollizione, mettere un cucchiaino di miscela e continuare a bollire per un minuto. Spegnere e lasciare in infusione per 15 minuti. Filtrare e bere dopo cena o prima di andare a letto.



Fonti:
http://it.wikipedia.org
http://www.leserre.it
http://ricette.goup123.com
http://www.fungoceva.it/
http://www.erboristeriadulcamara.com
www.lerboristeria.com
http://www.dottorperuginibilli.it/www.billi5_000049.htm
http://figlieluna.altervista.org/tisane.htm

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