mercoledì 21 gennaio 2009

Le Erbe di Maggio in Cucina

Maggio è il quinto mese dell'anno secondo il calendario gregoriano ed il nome potrebbe derivare dalla dea romana Maia.
Maia è una figura della mitologia romana, in particolare, un'antica dea della fecondità e del risveglio naturale in primavera. Ogni 1° maggio, Vulcano le offriva in sacrificio una scrofa gravida, in modo che anche la terra fosse gravida di frutti. Il nome maggio deriva probabilmente dal nome della dea e dal fatto che la sua festività fosse collocata il primo giorno del mese. Anche il nome maiale pare sia giunto alla lingua latina ("sus maialis") e quindi a quella italiana dal suo.


TIMO

Il suo nome scientifico deriva dal greco forza, coraggio, che risveglierebbe in coloro che ne odorano il profumo balsamico.
È una pianta a portamento arbustivo, perenne, alta fino a 40-50 cm, con un fusto legnoso nella parte inferiore e molto ramificato che forma dei cespugli molto compatti. Le foglie sono piccole e allungate con una colorazione variabile dal verde più o meno intenso, al grigio, all'argento, ricoperte da una fitta peluria in quasi tutte le specie. I fiori sono di colore bianco - rosato e crescono all'ascella delle foglie in infiorescenze a spiga e sono ad impollinazione entomofila, soprattutto ad opera delle api. I frutti sono degli acheni.
In erboristeria il timo è un notevole antisettico ed il suo uso è consigliato nelle affezioni dell'apparato respiratorio quali tosse o asma.
Può essere usato come infuso (tipo tè) oppure mangiato come condimento insieme alle pietanze.
Il Timo era noto fin dall’epoca degli Egizi, che lo usavano per le imbalsamazioni, mentre al tempo dei Romani il famoso filosofo Apuleio gli attribuiva proprietà antidolorifiche, come scrisse nel 1481 nel suo Herbarium; sempre i Romani sfruttavano le sue proprietà antisettiche per conservare le derrate alimentari, e pare che i soldati, si bagnassero in acqua di timo per infondersi vigore (il vocabolo greco Thymòs significa coraggio); nel Medioevo le dame ricamavano spighe di timo sulle insegne dei loro cavalieri come buon augurio. I Greci invece amavano produrre e consumare il miele ricavato con il nettare di questa pianta, e gli invitati ad un loro banchetto, prima del pasto bevevano spesso del vino aromatizzato con Timo,Cannella e Menta; pare che persino i montanari scozzesi bevessero tè di timo selvatico per prevenire incubi notturni e paura.
Il timo oltre alle sue caratteristiche aromatiche, che favoriscono il passare del mal di testa, prolunga la conservazione dei cibi grazie anche alle sue proprietà antisettiche; ha inoltre proprietà digestive, depurative, carminative, balsamiche, tonico-stimolanti e viene usato per gargarismi nelle infezioni del cavo orale.
Tisane e sciroppi a base di timo tonificano l'organismo, stimolano l'appetito e la digestione, il funzionamento del fegato, e combattono le malattie da raffreddamento; il timo infatti è un potente rimedio contro le malattie delle vie respiratorie come raffreddori, bronchiti, polmoniti, enfisema e pertosse, e per la sua proprietà balsamica è fluidificante catarrale, e benefico per l’asma.
Le sue proprietà antisettiche lo rendono utile anche contro le fermentazioni e infezioni intestinali ed inoltre un utile diuretico, capace di favorire le mestruazioni, stimolare gli aborti e accelerare la nascita, per questo è sconsigliato durante la gravidanza e l'allattamento.
Il Timo sembra utile anche contro la sclerosi multipla, la depressione, l'alcolismo, l'epilessia e pare sia in grado di stimolare la produzione di globuli bianchi.
Il suo decotto, nei suffumigi, è utile per distendere il viso, stimolare la circolazione e diminuire le macchie della pelle, inoltre, in infusione con il rosmarino aiuta ad eliminare la forfora.
Per uso esterno è un ottimo disinfettante della pelle e uno stimolante della circolazione periferica e, ed ha anche efficacia contro l'alito cattivo, per cui sono indicati gli sciacqui.

TAGLIOLINI AL TIMO
• 600 gr. Tagliolini Freschi
• 1 Cucchiaio Timo
• Sale
• 6 Cespi Radicchio di Treviso
• 1 Cipolla
• 60 gr. Burro
• Olio D'oliva
• Panna
• 300 gr. Passata di Pomodoro
• Pepe
Affettare la cipolla e farla stufare in un tegame con acqua e sale per 10 minuti, unire l'olio e farla dorare. Aggiungere il radicchio lavato e tagliato a striscioline e farlo insaporire per 10 minuti, quindi unire il pomodoro. Proseguire la cottura finché il radicchio sarà tenero. Salare, pepare e aggiungere un pizzico di timo. Cuocere i tagliolini al dente e trasferirli nel tegame con la salsa; unire il burro, la panna, mescolando delicatamente e poi servire.


SAMBUCO

Il Sambuco è un genere appartenente alla famiglia delle Caprifoliacee che comprende specie arbustive di medio-grandi dimensioni talvolta in forma di piccolo albero, comunissimo lungo le siepi campestri, nei boschi planiziari e submontani e presso i casolari di campagna, nonché alla periferia delle città, dove rappresenta un relitto della vegetazione spontanea. Presenta rami con midollo molto grosso, bianco, leggerissimo e compatto, che viene raccolto ed usato per includere e poi sezionare parti vegetali da osservare poi al microscopio. La corteccia dei rami stessi presenta rade e grosse lenticelle, le foglie sono opposte, imparipennate, di solito con 5 foglioline ovato-lanceolate ed appuntite, seghettate ai margini. I fiori sbocciano in primavera-estate, sono piccoli, odorosi, biancastri, a 5 lobi petaliformi, riuniti numerosissimi in infiorescenze ombrelliformi molto ampie, essi maturano numerose piccole bacche globose nero-violacee che contengono un succo di colore viola-porporino scuro che viene impiegato per colorare vini.
I fiori del sambuco trovano impiego in erboristeria per la loro azione diaforetica.
La pianta del sambuco era considerata praticamente sacra dalla tradizione folkloristica germanica,
infatti, era chiamata l'albero, Holda, nome di una fata che abitava la pianta e che le conferiva dei poteri curativi. In alcuni luoghi i contadini si inchinavano o toglievano il cappello di fronte a questa
fantastica pianta. Intorno ai monasteri ed alle fortezze si piantavano queste piante perché le proteggessero dai mali.
Questa specie è diffusissima allo stato spontaneo nei nostri boschi. Cresce ovunque, spesso la troviamo vicino ad edifici abbandonati ed intorno agli allevamenti.
Storicamente considerata una panacea da tutta la medicina popolare. I suoi fiori, assunti in grande quantità sotto forma di tè bollente, hanno un effetto sudorifero, che viene sfruttato per le malattie da raffreddamento con la febbre. Si possono preparare decotti facendo bollire i fiori di sambuco per fare dei pediluvi.
I suoi frutti sono ricchi di vitamine e sostanze minerali, ottimi per succhi e marmellate ma é assolutamente da evitare l'assunzione dei frutti crudi o acerbi, possono provocare mal di pancia.
In Sicilia si credeva che un bastone di sambuco avesse il potere di uccidere i serpenti e di far scappare i ladri. Nelle leggende germaniche il flauto magico era fatto con il sambuco. A questa pianta dalle molteplici proprietà era attribuito anche un potere divinatorio per quanto riguarda il sesso dei nascituri e la bontà del raccolto, ma questa è considerata una pianta ambigua, si favoleggia che dentro di lei non si celi una fata ma bensì una strega.

SCHIACCIATA AL SAMBUCO
15 infiorescenze di sambuco
500 gr. di farina
1 cubetto di lievito di birra
1 cucchiaino di miele,
sale
olio extravergine di oliva
acqua tiepida
Pulire le infiorescenze di sambuco e tagliare con le forbici i peduncoli che sostengono i piccoli gruppi di fiorellini. Fare sciogliere il lievito in una tazza di acqua tiepida a cui e' stato aggiunto un cucchiaino di miele e 2 cucchiai di farina; lasciarlo riposare per 10'. Versare la farina rimanente in una terrina, aggiungere un pugnetto di sale, 2-3 cucchiai di olio, i fiorellini di sambuco, il lievito e circa 1 bicchiere di acqua tiepida. Lavorare bene questo composto da renderlo omogeneo e tenero. Preparare infine una palla e lasciarla riposare per circa 30' minuti in un ambiente caldo, coperta da un canovaccio. A lievitazione ultimata, rimpastare e sistemare in una teglia leggermente unta. Con la punta delle dita premere ripetutamente lungo tutta la superficie, formando tante fossette. Ungere infine con un po' di olio e spolverare con un pizzico di sale; far riposare per una mezzora ed infornare a 250 gradi, quindi, dopo 10', a 150 gradi.


ROSA

La famiglia delle Rose, comprende circa 150 specie, numerose varietà con infiniti ibridi e cultivar, originarie dell'Europa e dell'Asia, di altezza variabile da 20 cm a diversi metri, comprende specie cespugliose, sarmentose, rampicanti, striscianti, arbusti e alberelli a fiore grande o piccolo, a mazzetti, pannocchie o solitari, semplici o doppi, frutti ad achenio contenuti in un falso frutto.
Le specie spontanee in Italia sono oltre 30 di cui ricordiamo la Rosa Canina la più comune.
Il nome, secondo alcuni, deriverebbe dalla parola sanscrita vrad o vrod, che significa flessibile, secondo altri, invece, il nome deriverebbe dalla parola celtica rhood o rhuud, che significa rosso.
I petali vengono utilizzati per le proprietà medicinali, per l'estrazione dell'essenza di Rosa e degli aromi utilizzati in profumeria, nell'industria essenziera, nella cosmetica, pasticceria e liquoristica.
Come pianta medicinale si utilizzano oltre ai petali con proprietà astringenti, anche le foglie come antidiarroico, i frutti ricchi di vitamina C diuretici, sedativi, astringenti e vermifughi, i semi per l'azione antielmintica, e perfino le galle prodotte dagli insetti del genere Cynips ricche di tannini per
le proprietà diuretiche e sudorifere.
Le giovani foglie delle rose spontanee servono per la preparazione di un ottimo Té di Rosa.

ELISIR DI ROSE
15 gr. petali di rose profumate
400 gr. grappa
350 gr. zucchero
350 gr. acqua
Dopo aver scelto i petali delle rose più profumate, porli in un mortaio con una manciata di zucchero e pestatele fino ad ottenere una pasta che porrete a macerare per una decina di giorni in un vaso di vetro ermeticamente chiuso, nel quale avrete aggiunto anche la grappa. Durante questo periodo agitare una volta al giorno il vaso con il suo contenuto.
Dopo il tempo prescritto aggiungete l’acqua ed il rimanente zucchero. Lasciate macerare ancora nel vaso per una settimana agitando ogni tanto e, trascorso questo tempo, filtrate per tela, imbottigliate e tappate con un tappo di sughero. Aspettate almeno due mesi prima di consumare questo elisir che gratificherà il palato vostro e dei fortunati ospiti.

Fonti
http://it.wikipedia.org/
http://www.giallozafferano.it/
http://ricette.goup123.com/
http://www.leserre.it/
http://www.pimpinella.it/
http://www.rosae.org/

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