mercoledì 28 gennaio 2009

Mangiare le Nuvole


In Primavera, quando ero bambina, passavo intere giornate distesa sui prati a guardare le nuvole in cielo.

La Primavera racchiude la forza del risveglio della Natura, la Primavera é l'espressione massima della capacità della Natura di uscire sempre dall'inverno e di rinascere a nuova vita con una nuova luce.

Distesa sull'erba guardavo le nuovole che cambiavano forma, si dissolvevano, si creavano. La loro leggerezza, il guardarle mentre vivevano la loro libertà nel cielo ha fatto nascere in me il desiderio più grande, quello che ti fa sentire unica ed irripetibile appena lo avrai realizzato, il mio desiderio più grande: MANGIARE LE NUVOLE.

Crescendo questo mio desiderio é finito nel dimenticatoio per molto tempo, ma Lui non ha smesso di crescere e di nutrirsi di un'antica energia che la mia anima di bambina gli aveva donato per potersi realizzare ed oggi quel desiderio si é realizzato: IO MANGIO LE NUVOLE.


Mangio le nuvole ogni volta che Gianni mi sorride,

Mangio le nuovole ogni volta che Mostrilla mi fa le fusa,

Mangio le nuvole ogni volta che rido con i miei amici,

Mangio le nuovole ogni volta che mi commuovo per una canzone,

Mangio le nuovole ogni sera che bevo la tisana con la Vale,

Mangio le nuvole ogni volta che passeggio nei boschi con Whisky e Napo,

Mangio le nuovole perché ho imparato a danzare la vita,

Mangio le nuovole perché un saggio Maestro mi ha ricordato

che ogni mattina l'Universo pronuncia il mio nome.


Betty

Fonti
Immagine Nuvole: wingbeatman.blogspot.com

giovedì 22 gennaio 2009

Manuela Caregnato

E' particolarmente importante per me omaggiare in questo spazio una donna magica e speciale a cui mi sento legata da un forte legame che mi ha permesso di dare sfogo alla mia creatività ed al mio legame con Madre Terra pubblicando mensilmente i miei articoli LE ERBE IN CUCINA, che trovate qui riportate, sul sito de "Il Cerchio della Luna", questa meravigliosa creatura é: Manuela Caregnato.
Manuela é un'esperta di astrologia e ricercatrice spirituale, si forma inizialmente in astrologia classica di scuola morpurghiana; in seguito si appassiona alla corrente umanistica evolutiva di scuola inglese e americana, integrando le conoscenze teoriche con studi esperienziali legati ai percorsi acquariani dello sviluppo dei talenti, la creativita’ e la scoperta interiore di sé. È in questa chiave di consapevolezza e di crescita che sviluppa la sua astrologia, che propone attraverso corsi collettivi e consulenze individuali.Conduce corsi di Astrologia di primo e secondo in diversi centri in provincia di Varese e Milano. Conduce anche gruppi di meditazione e visualizzazioni guidate. È co-fondatrice de “Il Cerchio della Luna”, percorso di risveglio dell’energia femminile, all’interno del quale conduce seminari e incontri di gruppo serali e potete contattarla scrivendo all'indirizzo e-mail: manuela.caregnato@tiscali.it

mercoledì 21 gennaio 2009

Le Erbe di Gennaio in cucina

Le Erbe di Gennaio in cucina

Gennaio è il primo mese dell'anno secondo il calendario gregoriano, consta di 31 giorni, si colloca nella prima metà di un anno civile.
Gennaio ha astrologicamente il sole in Capricorno e finisce nell'Acquario, ma astronomicamente è il Sagittario a transitare nel sole.
Il nome gennaio deriva dal dio romano Giano (Ianuarius), divinità preposta alle porte e ai ponti, ma più in generale rappresentava ogni forma di passaggio e mutamento (difatti gennaio è il mese che apre le porte del nuovo anno). Il calendario romano originale era più breve di quello gregoriano (304 giorni), in quanto i Romani consideravano l'inverno un periodo senza mesi. Fu Numa Pompilio ad aggiungere gennaio e febbraio, rendendo l'anno uguale a quello solare. Sebbene Marzo rimase il primo mese dell'anno, gennaio lo divenne di fatto in quanto era il periodo in cui venivano scelti i consoli.
Il primo giorno del mese è Capodanno.
Nomi storici del mese sono, oltre al romano Ianuarius, il Sassone Wulf-monath ("mese del lupo") e il termine usato da Carlo Magno Wintarmanoth ("winter / cold month", ovvero "inverno/mese freddo"). In finlandese, il mese è chiamato tammikuu, ovvero "mese dell'alce", mentre in ceco leden, che significa "mese del ghiaccio".
Il primo lunedì di gennaio è chiamato Handsel Monday in Scozia e nell'Inghilterra settentrionale. In Inghilterra, l'anno agricolo inizia con il Plough Sunday, la domenica dopo l'Epifania.
La maggiore età in Giappone veniva festeggiata dal 1948, il secondo lunedì di gennaio per coloro che divenivano ventenni nel nuovo anno solare. Oggi, tutt'ora festa nazionale, è stata spostata al 15 gennaio dal 1999, quando il governo ha cercato di contemperare esigenze economiche a festività varie, cercando di accorparle fra loro.
Nella Ruota dell'anno pagana, gennaio finisce nel periodo dell'Imbolc nell'emisfero nord e del
Lughnasadh in quello sud.

CAVOLO
I cavoli appartengono alla famiglia delle crucifere, varietà brassica. La parte edibile di queste piante è rappresentata dalle foglie (cavolo cappuccio, verza, cinese, marino, nero, cavolini di Bruxelles) o le inflorescenze ancora immature (broccolo, broccoletti, cavolfiore).
I cavoli sono un alimento molto importante poiché grazie al loro sapore caratteristico e le poche calorie ben si prestano a essere inseriti nei piatti della cucina.
Tutti i cavoli contengono quantità significative di vitamina C, acido folico, fibra, potassio, e alcune sostanze particolari come i tioossazolidoni, con effetto antitiroideo, e il sulforafano, che, assieme agli isotiocianati, si ritiene abbia un effetto protettivo contro i tumori intestinali.
La cottura distrugge parzialmente il contenuto vitaminico, in particolare della vitamina C.
Durante la cottura si formano composti solforati responsabili dell'odore tipico del cavolo cotto.
Al pari di altre verdure, sono alimenti molto sazianti e quindi sono molti utili in una alimentazione ipocalorica.
Il cavolfiore, chiamato anche cimone, è uno dei cavoli più diffusi. La parte edibile è costituita dall'ingrossamento peduncoli floreali che si raggruppano al momento della maturazione.
I migliori devono essere sodi e compatti, senza presentare macchie marroni o grigiastre.
Il cavolfiore può essere bianco, bianco crema o violaceo. È un alimento molto versatile, utilizzato per preparare primi piatti, come contorno, purea, nelle minestre, o conservati sott'olio o sott'aceto.

CAVOLFIORE ALLA FELICITA'

· 1 cavolfiore
· acqua
· 1 tazza di farina di riso (o farina)
· latte
· 1 tuorlo d'uovo
· panna fresca

Fate cuocere un cavolfiore in una pentola con un po' d'acqua; tagliatelo in seguito a mazzetti.
Preparate la quantità voluta di brodo di carne; versateci l'acqua di cottura del cavolfiore e portate ad ebollizione. A parte diluite una tazza di farina di riso (oppure farina ordinaria) nel latte e versate nel liquido bollente. Fate cuocere circa 30 minuti. Passate la minestra al passatutto e legate con un tuorlo d'uovo e un poco di panna fresca. Aggiungete i mazzetti di cavolfiori all'ultimo momento.

MAGGIORANA
La maggiorana è una specie del genere Origanum, nativa dell'Europa e delle regioni centrali e
meridionali dell'Asia. Nei climi più caldi cresce fino a circa 1000 metri s.l.m. È la specie che viene impiegata come aromatica in cucina e si distingue dall'Origanum vulgare per l'odore ed il gusto più delicato.
La maggiorana è una importante pianta nella tradizione culinaria italiana e Greca. Le foglie sono la parte commestibile della pianta.
La maggiorana è anche un'erba molto ricca di vitamina C, di oli essenziali, tannini e acido rosmarinico pertanto è molto usata in erboristeria, in aromaterapia ed anche nell'industria cosmetica.

LINGUINE ALLA MAGGIORANA

· 200 gr di linguine
· 120 gr di ricotta
· 50 gr mollica di pane raffermo
· 1 mazzetto maggiorana fresca
· 1/2 bicchiere olio extravergine di oliva
· sale e pepe q.b.

Mentre fate cuocere le linguine, mescolate in una ciotola la ricotta insieme a qualche cucchiaio d'acqua di cottura della pasta. In un pentolino sbriciolate la mollica di pane, mescolatela all'olio e fate rosolare fino a quando avrà preso un bel colore dorato. Scolate le linguine al dente e versatele nella ciotola con la ricotta, unite il pane rosolato, le foglioline di maggiorana tritata e condite con sale e pepe a vostro piacimento. Date ancora una bella mescolata, versate la pasta nel piatto di portata e servite subito.

NOCE
Juglans è un termine latino coniato in onore di Giove: "Jovis glans" cioè la "ghianda di Giove"
poiché presso gli antichi Romani il noce era l’albero consacrato al re degli dei. L’aggettivo
"regia" che significa "regale" rivela che l’albero fu introdotto in Occidente dai re di Persia.
Le noci sono un alimento altamente energetico poiché contengono elevate quantità di lipidi,
gran parte dei quali polinsaturi. In particolare la noce è piuttosto ricca di acido alfa-linoleico. A
questo tipo di grassi viene attribuita la proprietà di diminuire il colesterolo cattivo (LDL) ed i
trigliceridi. Inoltre, essendo ricche di antiossidanti le noci possono aiutare a ridurre lo stress ossidativo e a contrastare l'invecchiamento cutaneo e cellulare.
Anche le proteine in essa contenute nascondono proprietà terapeutiche. Infatti sono particolarmente ricche di un amminoacido, l'arginina che viene trasformato dalle cellule della
parete vasale in nitrossido, una sostanza in grado di prevenire e contrastare i fenomeni
dell'arteriosclerosi.
Sono inoltre ricche di sali minerali (rame, zinco, ferro e fosforo), vitamine del gruppo B e vitamina E.

NOCINO

l 30 noci verdi con il mallo ancora tenerissimo
l 1 litro di grappa,
l 300 gr di zucchero
l un pezzetto di cannella

Tagliate in quattro le noci, mettetele in un vaso a chiusura ermetica, unitevi la cannella e i chiodi di garofano e ricoprite. Chiudete il vaso ermeticamente e mettetelo a riposare in un posto caldo scuotendolo ogni tanto per una ventina di giorni. Unite lo zucchero fino a farlo sciogliere. Richiudete il vaso e sistemandolo sempre in un posto caldo lasciatelo riposare un mese scuotendolo sempre tanto. Filtrate con una garza e imbottigliate. Consumare dopo 60 giorni di riposo.

Fonti:

it.wikipedia.org
www.cibo360.it
www.cucinare.meglio.it
www.mangiarebene.com
http://www.my-personaltrainer.it/
http://ricette.leonardo.it/

La Giornata nel Bosco di Mostrilla e Napoleone




Cari Amici,


Io e Monica, dopo averlo lasciato nel cassetto per qualche anno, abbiamo deciso di mettere in stampa "La Giornata nel Bosco di Mostrilla e Napoleone"!!! :-D




Aspettiamo Vostri commenti al riguardo.


Le Erbe di Marzo in Cucina

E’ Primavera e Madre Terra si risveglia e ci dona meravigliosi ed innumerevoli doni: ci colma di beni che possono nutrirci, sfamarci e rinnovarci come in questo meraviglioso momento dell’anno c’invita a fare.
Nelle epoche passate, in cui l’uomo aveva ancora la capacità di sentire la voce della Terra e d’ascoltarla, questo era il periodo in cui i nostri predecessori raccoglievano dai campi incolti le numerose specie d’erbe spontanee cariche di energia.
Innumerevoli sono i benefici di oltre 250.000 specie botaniche che vivono sulla Terra e di cui conosciamo soltanto il 15% e che attualmente noi, per ignoranza, cataloghiamo come “erbacce”.
Tornando alle nostre origini, tornando alla fonte, ci renderemo conto che non sono “erbacce” ma il “cibo degli dei”.
I vegetali, a differenza di tutti gli esseri viventi che appartengono al regno animale, sono autotrofi in pratica si “autonutrono”: basta che dispongano d’acqua, sostanze minerali, ossigeno, anidride carbonica e luce solare come fonte di energia, perché possano sopravvivere e perfino prosperare, senza dipendere in alcun modo da altri organismi. In particolare, introdurre nell’alimentazione le piante spontanee porta benefici, sia per l’uomo sia per Madre Terra:

non hanno costo monetario;
non sono manipolate geneticamente, come succede invece per molti ortaggi coltivati in un agricoltura che guarda solo al profitto;
sono alla portata di tutti;
ci riavvicinano a Madre Terra

La Natura ci richiama a se, c’invita a riscoprire questo cibo “primitivo” offrendoci in questo periodo tre piante facilmente riconoscibili anche a chi ha poca dimestichezza con il regno vegetale: il tarassaco, l’ortica e la primula


IL TARASSACO

Il Tarassaco o Dente di Leone è il fiore giallo dei prati, di Lui s’utilizzano foglie, radici e i fiori; ha proprietà diuretiche, lassative e depurative. La sua azione caratteristica è stimolare la cistifellea e viene consigliato nei disturbi epato-biliari e nei disturbi renali.
Il Tarassaco può essere gustato in molti modi, ecco una ricetta dal successo assicurato.

CREPES AI FIORI DI TARASSACO

30 fiori di Tarassaco
2 Noci di Burro
Sale
2 Uova
1 bicchiere di latte
Rum o Grappa
Zucchero

Utilizzate solo i petali gialli dei fiori, tritateli grossolanamente con la mezzaluna, impastateli con un poco di burro ammorbidito, un cucchiaio di liquore e un pizzico di sale. Mescolate in una ciotola le uova con la farina, il latte, un cucchiaio di rum o grappa, 2 cucchiai di zucchero, un pizzico di sale e una noce di burro fuso. Fate riposare un’ora e poi preparate delle piccole crepes sottili versando l’impasto a cucchiaiate in una piccola padella antiaderente. Distribuite il composto di fiori sulle crepes, arrotolatele, disponetele in una teglia imburrata e infornatele per 10 minuti e servitele calde cosparse di zucchero.


L’ORTICA

L’ortica è senz’altro la più nota tra le erbe spontanee, s’utilizzano le radici, le foglie, gli steli ed anche i semi, pochi sanno che in Lei sono racchiuse preziose proprietà terapeutiche, è ricca delle vitamine A e C, magnesio, fosforo, potassio, calcio rame e soprattutto ferro. L’ortica aiuta ad abbassare la glicemia e la pressione, cura l’anemia e nei casi di flusso mestruale eccessivo, inoltre ha un elevato contenuto di proteine che la rendono, come la soia, una valida sostituta della carne.
Molteplici sono i modi per consumarla e la ricetta, qui di seguito riportata, ho scoperto era molto comune nella civiltà contadina del passato.

ZUPPA DI ORTICHE

300 grammi di cime d’ortica
½ tazza di lenticchie di montagna
2 patate
1 cipolla
2 foglie d’alloro
1 litro d’acqua
alcune fette di pane raffermo
olio extravergine d’oliva
sale
Lasciare a mollo per almeno 8 ore le lenticchie in una ciotola colma d’acqua. Pelate e sminuzzate finemente la cipolla. Rosolate in una casseruola la cipolla in poco olio con un pizzico di sale. Unite al soffritto le patate a dadini e poi le lenticchie scolate dell’acqua d’ammollo. Versate nelle verdure circa un litro e mezzo d’acqua e raggiunto il bollore, fate cuocere la minestra per una quindicina di minuti a fuoco lento con l’alloro. Infine aggiungete le foglie d’ortica. Salate. A parte abbrustolite le fette di pane. Servite la zuppa con le fette di pane tostate, condite con un filo d’olio extravergine d’oliva.


LA PRIMULA

Nell’antichità la Primula era chiamata “Erba dei Paralitici” per la sua azione equilibratrice del sistema nervoso e forse per lo stesso motivo veniva classificata tra le “Erbe della Luna”, capace d’assicurare sonni tranquilli e sogni veritieri a chi la portava addosso o a chi la mangiava. Veniva anche utilizzata per aromatizzare il vino e profumare le pietanze. La Primula è ricca di vitamina C, infatti è un ottimo rimedio contro il catarro bronchiale e tutti i sintomi influenzali, inoltre ha anche proprietà diuretiche e lassative.
Ci sono 46 tipi diversi di Primula e quella più diffusa ha i fiori giallo pallido e trova il suo habitat ideale in prossimità di fossati, rocce e soprattutto terreni boschivi.
Della Primula s’utilizzano soprattutto le foglie ed i fiori. In particolare i fiori s’apprestano ad essere perfetti per la preparazione di dolci.

TORTA ALLE PRIMULE

150 grammi di biscotti secchi (tipo novellini o gallette)
50 corolle di Primule private del calice
400 grammi di panna
100 grammi di zucchero
4 tuorli d’uovo
2 cucchiai di fiori d’arancio
sale
Sbriciolare i biscotti secchi e pestarli insieme alle corolle di primule. Montare la panna e aggiungerla al composto. Salare leggermente, porre sul fuoco e portare lentamente ad ebollizione, mescolando, poi spegnere e lasciar raffreddare. Unire, uno alla volta, i tuorli d'uovo, mescolando bene; aggiungere lo zucchero e i cucchiai d’acqua di fiori d'arancio. Versare il composto in uno stampo imburrato e mettere in forno preriscaldato a 180° per circa 30 minuti. Toglierlo dal forno e farlo raffreddare, infine sformarlo su un piatto da portata. Guarnire con ciuffetti di panna sulla superficie e con fiorellini di primula tutt'intorno e servire.
Questi piccoli spunti, possono essere dei passi importanti per cambiare radicalmente la nostra alimentazione ed il nostro legame con la Natura e sono sicura che Madre Terra per questo nostro piccolo impegno ci colmerà della Sua gratitudine.



FONTI

Cristina Michieli, PIANTE SPONTANEE IN CUCINA, Editrice Aam Terra Nuova, Firenze 2007
AA.VV., ERBE, ERBETTE E DOLCI FRUTTI DI CAMPI E BOSCHI, Mulino Don Chisciotte, San Giovanni Lupatoto (VR), 2007
Frate Indovino, IL NUOVO SEGRETO DELLA SALUTE, Edizioni Frate Indovino, Perugia,
Luigi Mondo – Stefania Del Principe, ERBARIO CLASSICO, Edizioni Gribaudo, Colognola ai Colli (VR), 2003
http://www.operagastro.com/ricette/fiori/primula.htm

Le Erbe d'Aprile in Cucina

Aprile è il quarto mese dell'anno in base al calendario gregoriano e secondo alcune interpretazioni
il nome deriva dal greco Aphros, che è il nome greco della dea Afrodite, a cui era dedicato il mese d'Aprile. Secondo altre teorie, il nome deriva dal latino aperire (aprire) per indicare il mese in cui si "schiudono" piante e fiori.
La Natura si sta risvegliando donandoci anche in questo mese preziosi doni che ci permettono di comunicare con Lei attraverso il nutrimento. La Grande Madre in questo mese è aperta all'intervento fecondo del cielo. Nelle sue viscere, infatti, essa accoglie e trasforma il Seme del Dio, seme al quale la Madre dà potenza, una Potenza Magica.
Le erbe che sono cariche maggiormente dell’energia di questo mese sono: Aglio, Basilico e Borragine.


AGLIO

L’utilizzo dell’Aglio in cucina si perde nella notte dei tempi: attraverso l’Aglio i primitivi rendevano sapide anche le carni crude e gli Egiziani lo ritenevano sacro.
Nel folclore europeo, si riteneva che l'Aglio tenesse lontani i vampiri e s'indossava in un sacchetto intorno al collo. Questa tradizione si può collegare al fatto che i vampiri erano considerati dei "parassiti" e conseguentemente l'Aglio, avendo proprietà antibatteriche, li teneva lontani.
Nel Medioevo i medici usavano delle mascherine imbevute di succo d'aglio per proteggersi dalle infezioni e tutt'oggi è ampiamente usato nella medicina popolare.
Dell’Aglio si utilizza il bulbo sia a scopo alimentare che medicinale. L’Aglio contiene allisina, allina
e un glucoside solforato, che lo rendono stimolante sia per il sistema digestivo che per quello respiratorio, infatti grazie a queste sue preziose caratteristiche in passato veniva chiamato la
“tiriaca dei poveri”. L’Aglio può intervenire in modo benefico in caso di: arteriosclerosi, diarrea, asma, gotta, ipertensione, parassitosi, ulcera, difetti di circolazione.
Una delle ricette più comuni ma che dona innumerevoli benefici al nostro corpo é qui sotto riportata.

Spaghetti Aglio Olio e Peperoncino (dosi per 3 persone)

l 250 grammi di Spaghetti
l 5 spicchi d'Aglio schiacciati
l Peperoncino fresco o secco a proprio gusto
l 7 cucchiai d'Olio d'Oliva Extravergine

Porre in una padella larga l'olio e soffriggere l'Aglio finché si colora di marroncino, spegnere il fuoco e porre il peperoncino mescolare bene e coprire. Far cuocere la pasta e scolarla al dente accendere il fuoco della padella con l'aglio scaldare e gettare la pasta a fuoco vivo far saltare per 1 o 2 minuti mescolando bene e poi servire.


BASILICO

Il Basilico è una pianticella erbacea fra le più comuni.
Gli antichi Egizi utilizzavano il Basilico per le offerte sacrificali. I Galli coltivavano il Basilico a luglio/agosto finché è in fiore. I raccoglitori di questa pianta, che per Loro era sacra, dovevano sottoporsi a rigidi rituali di purificazione: lavarsi la mano con cui si doveva raccogliere nell'acqua di tre sorgenti diverse, rivestirsi di abiti puliti, tenersi a distanza dalle persone impure e non utilizzare attrezzi in metallo per tagliare i fusti. Il Basilico è una delle piante aromatiche più usate in cucina per dare sapore ad insalate, sughi, minestre, formaggi, salse, ecc.
Il Basilico ha molteplici proprietà: stimolanti, antispasmodiche, diuretiche, tonico-digestive, antisettiche, antinfiammatorie e il succo delle foglie strofinato sulla pelle allontana le zanzare.
Tutta la pianta contiene un olio essenziale ricco di estragolo (come il dragoncello) ed eugenolo (come il garofano), oltre a linalolo e terpeni. Le proprietà di questa essenza producono i seguenti effetti: antispasmodico: calma i disturbi della digestione, come gli spasmi gastrici, l'aerofagia e i disturbi digestivi d'origine nervosa; inoltre allevia l'emicrania dovuta, o associata, a una cattiva digestione; tonificante del sistema nervoso e cardiovascolare e si consiglia in caso di astenia, d'esaurimento, di fatica e di pressione bassa. Inoltre aumenta la produzione del latte durante l'allattamento, facilita le mestruazioni e diminuisce i dolori derivati da spasmi o da congestione uterina.

Liquore al Basilico

l 30 Foglie di Basilico
l 300 grammi di Grappa
l 300 grammi di Zucchero
l 300 grammi d' Acqua

Pulire le foglie senza bagnarle: metterle con l'alcool in un vaso a chiusura ermetica e lasciare riposare per 20 giorni scuotendo ogni tanto il vaso senza aprirlo. Passati i 20 giorni bollire l'acqua con i tre etti di zucchero per pochi minuti. Lasciare intiepidire e aggiungere poi alle foglie nel vaso. Lasciare il tutto per 24 ore, poi filtrare e passare il liquore filtrato in una bottiglia chiusa bene, possibilmente di vetro chiaro perché si veda la trasparenza verde vivo del liquore.


BORRAGINE

La Borragine è una pianta annuale che cresce allo stato spontaneo e la possiamo riconoscere per i suoi bellissimi fiori blu brillante a forma di stella.
La Borragine é ricca di fitoestrogeni che favoriscono la regolare la funzione ormonale; quest'azione riequilibrante ha un'influenza diretta sullo sviluppo del seno, che possiede recettori di estrogeni che attirano naturalmente gli ormoni femminili prodotti dal corpo grazie all'effetto dei fitoestrogeni.
La Borragine è, inoltre, ricca di minerali essenziali quali calcio e potassio, acido palmitico, tannini, acidi grassi essenziali Omega-6 , necessari a una corretta funzione cardiovascolare e a mantenere pelle e unghie sane.
L'olio di Borragine è usato per curare l'artrite reumatoide, eczemi, psoriasi, disfunzioni coronarie, pressione alta e colesterolo alto.
La Borragine porta notevoli benefici per regolarizzare le funzioni surrenali e ghiandolari, ricostituisce l'energia del sistema nervoso e sia i fiori che le foglie sono ricche di potassio e calcio che aiutano a purificare il sangue, agisce sul fegato e sui sistemi di disintossicazione grazie alla sua abilità d'aumentare la secrezione d'urina e l'eliminazione di tossine e scorie attraverso le urine, agisce sul sistema immunitario e la sua reattività grazie alla sua abilità di facilitare la rimozione di secrezioni di catarro dalla mucosa broncopolmonare e causare l'espulsione di muco dal tratto respiratorio, é calmante per il sistema nervoso,
Il The alla Borragine è ritenuto ottimo per ridurre le febbri alte.
Alla sua azione diaforetica viene anche attribuito l'effetto antidoto contro vari veleni, soprattutto di serpenti ed insetti.
La Borragine è un'erba con un sapore simile a quello del cetriolo, infatti le foglie fresche sono usate nelle insalate per sostituire i cetrioli, nelle minestre e zuppe a cui aggiunge un sapore caratteristico e per insaporire il the freddo e bevande di frutta. I fiori sono usati nelle torte e altre preparazioni dolciarie come guarnizione delicata e mantengono il colore dopo la cottura al forno. Come tisana, la Borragine ha un sapore ottimo e delicato ed effetti calmanti che la rendono perfetta come tisana della buonanotte.
I fiori possono anche essere canditi o congelati in cubetti di ghiaccio per aggiungere un tocco festivo ai punch o ai drink freddi. Si possono anche semplicemente aggiungere freschi alle bevande. Gli antichi Romani furono i primi ad usare la Borragine in questo modo, aggiungendola al vino.
La parola Celtica "borrach" significa "coraggio", infatti la Borragine, aggiunta al vino, veniva usata appunto anche dai Celti per dare coraggio ai guerrieri per affrontare i nemici in battaglia. Gli antichi Greci, invece, la usavano per curare i mal di testa d'abuso di vino; inoltre, era tradizionalmente usata per decorare le case per i matrimoni.

Bistecche di Borragine (dosi per 4 persone)

l 4 foglie grandi di Borragine
l 1 Uovo
l 200 grammi di Pangrattato
l Abbondante di Olio d'Oliva Extra-Vergine
l Sale

Lavare la verdura e asciugarla. Sbattere l'uovo col sale, passarvi le foglie di borragine ed impanarle con il pangrattato. Friggerle in abbondante olio.

FONTI
www.edicolaweb.net
www.anagen.net/borra.htm
http://ricette.goup123.com/ricette/Liquore+Di+Basilico+2-12119.htm
www.xtutto.com/piante/piante-medicinali/basilico-ocimum-basilicum-l..html
Frate Indovino, IL NUOVO SEGRETO DELLA SALUTE, Edizioni Frate Indovino, Perugia,
it.wikipedia.org
www.agraria.og

Le Erbe di Maggio in Cucina

Maggio è il quinto mese dell'anno secondo il calendario gregoriano ed il nome potrebbe derivare dalla dea romana Maia.
Maia è una figura della mitologia romana, in particolare, un'antica dea della fecondità e del risveglio naturale in primavera. Ogni 1° maggio, Vulcano le offriva in sacrificio una scrofa gravida, in modo che anche la terra fosse gravida di frutti. Il nome maggio deriva probabilmente dal nome della dea e dal fatto che la sua festività fosse collocata il primo giorno del mese. Anche il nome maiale pare sia giunto alla lingua latina ("sus maialis") e quindi a quella italiana dal suo.


TIMO

Il suo nome scientifico deriva dal greco forza, coraggio, che risveglierebbe in coloro che ne odorano il profumo balsamico.
È una pianta a portamento arbustivo, perenne, alta fino a 40-50 cm, con un fusto legnoso nella parte inferiore e molto ramificato che forma dei cespugli molto compatti. Le foglie sono piccole e allungate con una colorazione variabile dal verde più o meno intenso, al grigio, all'argento, ricoperte da una fitta peluria in quasi tutte le specie. I fiori sono di colore bianco - rosato e crescono all'ascella delle foglie in infiorescenze a spiga e sono ad impollinazione entomofila, soprattutto ad opera delle api. I frutti sono degli acheni.
In erboristeria il timo è un notevole antisettico ed il suo uso è consigliato nelle affezioni dell'apparato respiratorio quali tosse o asma.
Può essere usato come infuso (tipo tè) oppure mangiato come condimento insieme alle pietanze.
Il Timo era noto fin dall’epoca degli Egizi, che lo usavano per le imbalsamazioni, mentre al tempo dei Romani il famoso filosofo Apuleio gli attribuiva proprietà antidolorifiche, come scrisse nel 1481 nel suo Herbarium; sempre i Romani sfruttavano le sue proprietà antisettiche per conservare le derrate alimentari, e pare che i soldati, si bagnassero in acqua di timo per infondersi vigore (il vocabolo greco Thymòs significa coraggio); nel Medioevo le dame ricamavano spighe di timo sulle insegne dei loro cavalieri come buon augurio. I Greci invece amavano produrre e consumare il miele ricavato con il nettare di questa pianta, e gli invitati ad un loro banchetto, prima del pasto bevevano spesso del vino aromatizzato con Timo,Cannella e Menta; pare che persino i montanari scozzesi bevessero tè di timo selvatico per prevenire incubi notturni e paura.
Il timo oltre alle sue caratteristiche aromatiche, che favoriscono il passare del mal di testa, prolunga la conservazione dei cibi grazie anche alle sue proprietà antisettiche; ha inoltre proprietà digestive, depurative, carminative, balsamiche, tonico-stimolanti e viene usato per gargarismi nelle infezioni del cavo orale.
Tisane e sciroppi a base di timo tonificano l'organismo, stimolano l'appetito e la digestione, il funzionamento del fegato, e combattono le malattie da raffreddamento; il timo infatti è un potente rimedio contro le malattie delle vie respiratorie come raffreddori, bronchiti, polmoniti, enfisema e pertosse, e per la sua proprietà balsamica è fluidificante catarrale, e benefico per l’asma.
Le sue proprietà antisettiche lo rendono utile anche contro le fermentazioni e infezioni intestinali ed inoltre un utile diuretico, capace di favorire le mestruazioni, stimolare gli aborti e accelerare la nascita, per questo è sconsigliato durante la gravidanza e l'allattamento.
Il Timo sembra utile anche contro la sclerosi multipla, la depressione, l'alcolismo, l'epilessia e pare sia in grado di stimolare la produzione di globuli bianchi.
Il suo decotto, nei suffumigi, è utile per distendere il viso, stimolare la circolazione e diminuire le macchie della pelle, inoltre, in infusione con il rosmarino aiuta ad eliminare la forfora.
Per uso esterno è un ottimo disinfettante della pelle e uno stimolante della circolazione periferica e, ed ha anche efficacia contro l'alito cattivo, per cui sono indicati gli sciacqui.

TAGLIOLINI AL TIMO
• 600 gr. Tagliolini Freschi
• 1 Cucchiaio Timo
• Sale
• 6 Cespi Radicchio di Treviso
• 1 Cipolla
• 60 gr. Burro
• Olio D'oliva
• Panna
• 300 gr. Passata di Pomodoro
• Pepe
Affettare la cipolla e farla stufare in un tegame con acqua e sale per 10 minuti, unire l'olio e farla dorare. Aggiungere il radicchio lavato e tagliato a striscioline e farlo insaporire per 10 minuti, quindi unire il pomodoro. Proseguire la cottura finché il radicchio sarà tenero. Salare, pepare e aggiungere un pizzico di timo. Cuocere i tagliolini al dente e trasferirli nel tegame con la salsa; unire il burro, la panna, mescolando delicatamente e poi servire.


SAMBUCO

Il Sambuco è un genere appartenente alla famiglia delle Caprifoliacee che comprende specie arbustive di medio-grandi dimensioni talvolta in forma di piccolo albero, comunissimo lungo le siepi campestri, nei boschi planiziari e submontani e presso i casolari di campagna, nonché alla periferia delle città, dove rappresenta un relitto della vegetazione spontanea. Presenta rami con midollo molto grosso, bianco, leggerissimo e compatto, che viene raccolto ed usato per includere e poi sezionare parti vegetali da osservare poi al microscopio. La corteccia dei rami stessi presenta rade e grosse lenticelle, le foglie sono opposte, imparipennate, di solito con 5 foglioline ovato-lanceolate ed appuntite, seghettate ai margini. I fiori sbocciano in primavera-estate, sono piccoli, odorosi, biancastri, a 5 lobi petaliformi, riuniti numerosissimi in infiorescenze ombrelliformi molto ampie, essi maturano numerose piccole bacche globose nero-violacee che contengono un succo di colore viola-porporino scuro che viene impiegato per colorare vini.
I fiori del sambuco trovano impiego in erboristeria per la loro azione diaforetica.
La pianta del sambuco era considerata praticamente sacra dalla tradizione folkloristica germanica,
infatti, era chiamata l'albero, Holda, nome di una fata che abitava la pianta e che le conferiva dei poteri curativi. In alcuni luoghi i contadini si inchinavano o toglievano il cappello di fronte a questa
fantastica pianta. Intorno ai monasteri ed alle fortezze si piantavano queste piante perché le proteggessero dai mali.
Questa specie è diffusissima allo stato spontaneo nei nostri boschi. Cresce ovunque, spesso la troviamo vicino ad edifici abbandonati ed intorno agli allevamenti.
Storicamente considerata una panacea da tutta la medicina popolare. I suoi fiori, assunti in grande quantità sotto forma di tè bollente, hanno un effetto sudorifero, che viene sfruttato per le malattie da raffreddamento con la febbre. Si possono preparare decotti facendo bollire i fiori di sambuco per fare dei pediluvi.
I suoi frutti sono ricchi di vitamine e sostanze minerali, ottimi per succhi e marmellate ma é assolutamente da evitare l'assunzione dei frutti crudi o acerbi, possono provocare mal di pancia.
In Sicilia si credeva che un bastone di sambuco avesse il potere di uccidere i serpenti e di far scappare i ladri. Nelle leggende germaniche il flauto magico era fatto con il sambuco. A questa pianta dalle molteplici proprietà era attribuito anche un potere divinatorio per quanto riguarda il sesso dei nascituri e la bontà del raccolto, ma questa è considerata una pianta ambigua, si favoleggia che dentro di lei non si celi una fata ma bensì una strega.

SCHIACCIATA AL SAMBUCO
15 infiorescenze di sambuco
500 gr. di farina
1 cubetto di lievito di birra
1 cucchiaino di miele,
sale
olio extravergine di oliva
acqua tiepida
Pulire le infiorescenze di sambuco e tagliare con le forbici i peduncoli che sostengono i piccoli gruppi di fiorellini. Fare sciogliere il lievito in una tazza di acqua tiepida a cui e' stato aggiunto un cucchiaino di miele e 2 cucchiai di farina; lasciarlo riposare per 10'. Versare la farina rimanente in una terrina, aggiungere un pugnetto di sale, 2-3 cucchiai di olio, i fiorellini di sambuco, il lievito e circa 1 bicchiere di acqua tiepida. Lavorare bene questo composto da renderlo omogeneo e tenero. Preparare infine una palla e lasciarla riposare per circa 30' minuti in un ambiente caldo, coperta da un canovaccio. A lievitazione ultimata, rimpastare e sistemare in una teglia leggermente unta. Con la punta delle dita premere ripetutamente lungo tutta la superficie, formando tante fossette. Ungere infine con un po' di olio e spolverare con un pizzico di sale; far riposare per una mezzora ed infornare a 250 gradi, quindi, dopo 10', a 150 gradi.


ROSA

La famiglia delle Rose, comprende circa 150 specie, numerose varietà con infiniti ibridi e cultivar, originarie dell'Europa e dell'Asia, di altezza variabile da 20 cm a diversi metri, comprende specie cespugliose, sarmentose, rampicanti, striscianti, arbusti e alberelli a fiore grande o piccolo, a mazzetti, pannocchie o solitari, semplici o doppi, frutti ad achenio contenuti in un falso frutto.
Le specie spontanee in Italia sono oltre 30 di cui ricordiamo la Rosa Canina la più comune.
Il nome, secondo alcuni, deriverebbe dalla parola sanscrita vrad o vrod, che significa flessibile, secondo altri, invece, il nome deriverebbe dalla parola celtica rhood o rhuud, che significa rosso.
I petali vengono utilizzati per le proprietà medicinali, per l'estrazione dell'essenza di Rosa e degli aromi utilizzati in profumeria, nell'industria essenziera, nella cosmetica, pasticceria e liquoristica.
Come pianta medicinale si utilizzano oltre ai petali con proprietà astringenti, anche le foglie come antidiarroico, i frutti ricchi di vitamina C diuretici, sedativi, astringenti e vermifughi, i semi per l'azione antielmintica, e perfino le galle prodotte dagli insetti del genere Cynips ricche di tannini per
le proprietà diuretiche e sudorifere.
Le giovani foglie delle rose spontanee servono per la preparazione di un ottimo Té di Rosa.

ELISIR DI ROSE
15 gr. petali di rose profumate
400 gr. grappa
350 gr. zucchero
350 gr. acqua
Dopo aver scelto i petali delle rose più profumate, porli in un mortaio con una manciata di zucchero e pestatele fino ad ottenere una pasta che porrete a macerare per una decina di giorni in un vaso di vetro ermeticamente chiuso, nel quale avrete aggiunto anche la grappa. Durante questo periodo agitare una volta al giorno il vaso con il suo contenuto.
Dopo il tempo prescritto aggiungete l’acqua ed il rimanente zucchero. Lasciate macerare ancora nel vaso per una settimana agitando ogni tanto e, trascorso questo tempo, filtrate per tela, imbottigliate e tappate con un tappo di sughero. Aspettate almeno due mesi prima di consumare questo elisir che gratificherà il palato vostro e dei fortunati ospiti.

Fonti
http://it.wikipedia.org/
http://www.giallozafferano.it/
http://ricette.goup123.com/
http://www.leserre.it/
http://www.pimpinella.it/
http://www.rosae.org/

Le Erbe di Giugno in Cucina

Giugno è il sesto mese dell'anno secondo il calendario gregoriano ed il nome deriva dalla dea Giunone, moglie di Giove.


IL ROSMARINO

Il Rosmarino è un arbusto sempreverde appartenente alla famiglia delle Labiatae; i fusti sono legnosi, con portamento prostrato ascendente e può superare i due metri di altezza e si espande facilmente in larghezza. Le foglie sono piccole, lineari, opposte, di colore verde scuro e quasi argenteo sulla parte superiore. Sessili e coriacee, persistono durante l'inverno; i fiori sono irregolari, disposti in verticilli terminali a forma di spiga; hanno colore blu pallido e raramente biancastro. L'odore è intenso d'incenso e canfora ed il sapore é aromatico con proprietà astringente.
Il termine Rosmarinus deriverebbe da "ros" = rugiada e "marinus" = marino, in riferimento al fatto che queste piante vivono in prossimità del mare. Il significato è stato mantenuto in numerose lingue: in spagnolo è chiamato "romero", in francese "romarin", in inglese "rosemary" ed in tedesco "rosmarin".
I Romani fecero del rosmarino il simbolo dell'amore e della morte, Orazio infatti diceva: " Se vuoi guadagnarti la stima dei morti, porta loro corone di rosmarino e di mirto". Nell'antica Grecia veniva bruciato al posto dell'incenso per fare sacrifici agli dei. Gli egiziani lo utilizzavano per curare i vizi di stomaco, le congestioni epatiche ed il vomito. Nei Capitolati di Carlo Magno la specie è presente nell'elenco delle piante che non devono mancare mai negli orti del regno.
Secondo una leggenda i fiori del rosmarino una volta erano bianchi e divennero azzurri quando la Madonna, durante la sua fuga in Egitto, lasciò cadere il suo mantello su una pianta di Rosmarino.
Gli furono conferite anche virtù magiche: nel medioevo veniva usato per scacciare spiriti maligni e streghe durante le pratiche esorcistiche e per secoli venne usato come fumigante per disinfettare le stanze dei malati.
Il Rosmarino é una delle piante simbolo del solstizio d'estate, e nel linguaggio dei fiori il messaggio di questa pianticella sempre verde esprime, "sono felice quando ti vedo", inoltre sembra che portare sul cuore un ramoscello fiorito doni una grande felicità interiore.
Il decotto di rosmarino serviva per la pulizia delle cucine, lavelli, vasche da bagno; rametti di rosmarino venivano posti nei cassetti della biancheria, negli armadi per profumare e tenere lontane le tarme.
Il Rosmarino ha proprietà di antisettico, antispasmodico, colagogo, diuretico, stimolante stomachico, tonico, vulnerario, rilassante, aumenta la memoria, aromatizzante, aperitivo, digestivo, balsamico.
Molto comune nella cucina mediterranea, come è avvenuto per molte erbe è entrato nella cucina attraverso la via della medicina, serve ad aromatizzare arrosti, patate, castagnaccio, verdure saltate in padella, pane,focacce, marinate, cacciagione.
Questa é un'antica ricetta in cui veniva usato il Rosmarino.

VINO AROMATICO AL ROSMARINO

l 1 Litro di Vino Rosso
l 25 Grammi di Foglie essiccate di Rosmarino
l 25 Grammi di Foglie essiccate di Salvia
l 15 Grammi di Miele

Versate in un recipiente il vino rosso, aggiungendo le foglie essiccate di rosmarino, le foglie essiccate di salvia e il miele. Scaldate il tutto a bagnomaria per 20 minuti, poi lasciate riposare fino al completo raffreddamento. Filtrate, versate in una bottiglia e prendetene un bicchierino a ogni pasto.


LA SALVIA

La Salvia Comune è un piccolo arbusto sempreverde, le foglie semplici, feltrose al tatto, hanno un colore verde-grigiastro e un odore caratteristico. La forma è ovale con margine crenato,nervature penninervie, attaccatura picciolata con inserimento semplice. I fiori violacei sono riuniti in infiorescenze e hanno il caratteristico aspetto asimmetrico proprio della famiglia delle Lamiacee.
Il nome stesso di questa pianta è testimone delle virtù che gli antichi Romani le riconoscevano: infatti salvia ha la stessa radice del verbo salvare e della parola salus (salvezza, ma anche salute), presso i Romani la salvia doveva essere raccolta con un rituale particolare, senza l'intervento di oggetti di ferro, in tunica bianca e con i piedi scalzi e ben lavati.
Prima e dopo i Romani, dagli Egizi alla farmacopea medioevale, la salvia fu sempre apprezzatissima in erboristeria e non a caso Linneo le attribuì il nome di officinalis.
Tra i principali effetti, la salvia ha efficacia antisettica ed è anche digestiva e calmante. Le sono attribuiti altri effetti, ma non su tutti c'è concordia di vedute: secondo un'antica tradizione inoltre la Salvia officinalis può essere utilizzata per curare un'eccessiva sudorazione: si prepara un infuso con la Salvia officinalis e si praticano tamponamenti della zona da trattare.
Nonostante la sua origine mediterranea, la presenza della salvia per aromatizzare carni di vario genere è consolidata da secoli in quasi tutte le tradizioni culinarie d'Europa. Meno comune ma non raro è il suo impiego per cibi di tipo diverso: pasta (notissimi da noi i tortellini burro e salvia), formaggi (alcuni formaggi alle erbe), foglie di salvia fritte e anche zuppe.
In Medio Oriente la salvia viene usata per aromatizzare l'arrosto di montone.

Pandolce di Salvia

• 150 Grammi Farina Bianca
• 150 Grammi Farina Di Mais
• 100 Grammi Burro
• 1 Uovo
• 100 Grammi Zucchero
• 1 Cucchiaio Salvia Tritata
• 10 Cl Latte
• 1 Bustina Lievito Per Dolci
• Zucchero A Velo
• Burro
• Pangrattato
• Sale

Lavorare a spuma il burro con lo zucchero, continuando a mescolare unire l'uovo, una presa di sale, le farine setacciate e il latte e poi aggiungere il lievito e la salvia. Amalgamare bene il composto e versarlo in uno stampo imburrato e cosparso di pangrattato. Cuocere in forno a 180 gradi per circa 50 minuti. Sformare il pandolce e cospargerlo di zucchero a velo.


L'IPERICO

È una pianta glabra, con fusto eretto percorso da due strisce longitudinali in rilievo ben riconoscibile anche quando non è in fioritura perché ha le foglioline che in controluce appaiono
bucherellate, in realtà sono piccole vescichette oleose da cui il nome perforatum. Le foglie sono opposte oblunghe, i fiori giallo oro macchiettati di nero ai margini hanno 5 petali delicati sono riuniti in pannocchie che raggiungono la fioritura massima verso il 24 giugno (ricorrenza di San Giovanni) da cui il nome popolare.
L'Iperico è conosciuto anche come "erba di san Giovanni", ovviamente il "mistero" di questo nome può essere chiarito soltanto facendo ricorso a varie leggende, le quali tuttavia concordano sul fatto che Giovanni sia da identificare con il Battista e non con l'apostolo. Nella Bibbia si afferma che Giovanni si nutriva di locuste e di miele selvatico. Il termine greco per locusta (akron), però, non indica tanto l'insetto quanto la cima delle piante su cui la locusta si posa; é vero che di solito, nella Bibbia, akron indica l'insetto, tuttavia, quando la leggenda si sofferma a descrivere le preferenze culinarie del Battista, utilizza lo stesso termine sia per l'insetto sia per la pianta.
Durante il Solstizio d’Estate le notti sono più corte e le giornate più lunghe. Tuttavia è proprio da questo momento che progressivamente la luce si ritira, lasciando sempre più posto all'avanzare dell’oscurità. Il Solstizio d’Estate rappresenta il tempo dell’abbondanza, del calore, dei colori, dei profumi, dei frutti e della fertilità. La Natura si manifesta in tutto il suo rigoglio. Gli antichi onoravano queste feste al fine di sintonizzarsi ai cicli della Terra e del Cosmo, convinti che la trasgressione delle leggi della Natura potesse portare l’uomo alla rovina materiale e spirituale; con la cristianizzazione dell’Europa pagana, a queste feste furono sovrapposte quelle della nuova religione. Tuttavia, mentre il Solstizio d’Inverno viene ancora festeggiato, in quanto a questo è stata fatta coincidere la nascita di Gesù (che inizialmente cadeva in primavera), il Solstizio d’Estate è ormai un’antica festività caduta nell’oblio. Il motivo? Il Solstizio d’Inverno fin dall’antichità era considerato come una festa del cielo e del Sole e dei principi maschili, mentre il Solstizio d’Estate era una festa della Terra e dell’elemento divino femminile. Alla nascita del Sole bambino durante il Solstizio d’Inverno segue la fecondazione della Madre Terra nei riti di Primavera, che sono la premessa dell’abbondanza estiva. L’esaltazione dell’elemento maschile e la diffusione di una religione che si incentra su una sola divinità anch’essa maschile, il Dio Padre, collocata lontano dalla Terra ha sistematicamente soppresso l’elemento femminile e svilito la funzione spirituale della Madre Terra. Nessuna meraviglia, quindi, che in Europa le antiche feste che celebravano le divinità femminili, appunto legate alla Terra e alla Luna, siano completamente scomparse.
Come abbiamo visto, il Solstizio d’Estate è il momento in cui le energie femminili sono al loro massimo. A queste gli antichi associavano anche il potere di guarigione. Nell’Europa pre-industriale, la maggior parte dei guaritori era ancora rappresentata dalle donne, che si rivolgevano soprattutto alle piante per la preparazione dei loro medicamenti. Sì, le stesse donne che nei secoli precedenti furono messe a centinaia sul rogo. In quel periodo, adorare e utilizzare gli elementi della Terra ed essere allo stesso tempo una donna non era proprio una combinazione fortunata.
Nel passato, quindi, il Solstizio d’Estate era il momento migliore per la raccolta delle erbe. Nella tradizione, le erbe venivano conservate per l’inverno e utilizzate nella cura di svariate malattie. Una parte, veniva bruciata subito nei fuochi solstiziali. L’erba solstiziale sacra per eccellenza è l’Iperico. Si credeva che raccolto a mezzo giorno, come ancora si dovrebbe fare, era in grado di
curare numerose malattie, mentre le radici, raccolte a mezzanotte tenevano lontano gli spiriti maligni. Per questo motivo, era abitudine appendere l’iperico sulla porta delle abitazioni. Hypericon, nel greco antico significa appunto “proteggere” o “sconfiggere un’apparizione”.
In alcune Regioni d’Italia, ancora oggi durante il Solstizio d’Estate la gente si reca nelle campagne e sui monti per raccogliere le erbe selvatiche, un eco di un tempo passato. Un rituale di cui si è completamente perso il significato, ma che riporta gli uomini per un attimo a rivivere gli antichi rapporti che avevano con la Natura.
L'Iperico per uso esterno è utile per trattare la pelle arrossata da pannolini nei bambini, per ustioni, eritemi solari, piaghe da decubito non infette. Per uso interno è indicato per stati depressivi lievi e moderati, disturbi dell'umore, condizioni di ansia, nervosismo ed ipereccitabilità nervosa.
L'uso dell Iperico come antidepressivo ha suscitato notevole interesse anche da parte della medicina ufficiale, sia per l'indubbia efficacia, clinicamente dimostrata, sia per l'elevata sicurezza d'uso del fitocomplesso rispetto ai trattamenti farmacologici. In Germania l'Iperico è ufficialmente approvato per il trattamento dell'ansia e della depressione.

TISANA ALL'IPERICO

l 50 Grammi di sommità d'iperico
l 15 Grammi di fiori di tiglio
l 15 Grammi di fiori di biancospino
l 10 Grammi di verbena officinale
l 10 Grammi di foglie di melissa

Portare l'acqua in ebollizione, mettere un cucchiaino di miscela e continuare a bollire per un minuto. Spegnere e lasciare in infusione per 15 minuti. Filtrare e bere dopo cena o prima di andare a letto.



Fonti:
http://it.wikipedia.org
http://www.leserre.it
http://ricette.goup123.com
http://www.fungoceva.it/
http://www.erboristeriadulcamara.com
www.lerboristeria.com
http://www.dottorperuginibilli.it/www.billi5_000049.htm
http://figlieluna.altervista.org/tisane.htm

Le Erbe di Luglio in Cucina

Luglio è il settimo mese dell'anno secondo il calendario gregoriano . Il mese fu chiamato così in onore di Giulio Cesare, nato il 13 di questo mese. Anteriormente, nel calendario di Romolo, era chiamato Quintile.


LIMONE

Il Limone è il simbolo del calore e del sole mediterraneo.
Il Limone ha origini asiatiche e precisamente proviene dall'Estremo Oriente (India e Cina) dove fu trovato allo stato spontaneo. Conosciuto in Cina, in India e nelle civiltà mesopotamiche per le sue proprietà antisettiche, antireumatiche e tonificanti é considerato sacro nei paesi islamici. Esso veniva per lo più impiegato come antidoto contro i veleni, come astringente contro le forme dissenteriche ed emorragiche nonché per tenere lontano il demonio dalle case. Gli antichi Egizi lo utilizzavano per imbalsamare le mummie e spesso lo riponevano nelle tombe con datteri e fichi. I Greci lo importavano dalla Media e lo utilizzavano a scopo ornamentale e per profumare la biancheria e difenderla dalle tarme. Le prime chiare descrizioni dell'impiego del Limone a scopo terapeutico risalgono alle opere di Teofrasto, l'allievo di Aristotele, che viene considerato il fondatore della fitoterapia. Era costume degli Ellenici coltivare gli alberi di limone vicino agli ulivi per preservare questi ultimi da attacchi parassitari.
Anche Plinio parlò del Limone nei suoi trattati e lo prescrisse, tra l'altro, come antidoto verso diversi veleni. Sebbene si ritenesse che gli antichi Romani non conoscessero il frutto, nel 1951 una scoperta archeologica smentì questa diffusa opinione: nel corso di scavi effettuati a Pompei venne infatti alla luce una casa, denominata la “Casa del frutteto”, con degli affreschi alle pareti che ritraggono varie piante tra cui, appunto, il Limone; considerato che Pompei fu distrutta dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e che Plinio il Vecchio lo aveva già menzionato prima della sua morte (durante quella stessa eruzione) all'interno della sua opera Naturalis Historia, è certo, dunque, che il Limone fosse trapiantato ed acclimatato in Campania nel primo secolo dopo Cristo, sia pure come frutto raro. Tra i Romani pare che l'imperatore Nerone ne fosse un assiduo consumatore, ossessionato come era dal presentimento di un suo possibile avvelenamento. In Occidente il Limone si diffuse intorno all'anno 1000 grazie agli Arabi che lo portarono in Sicilia. La prima descrizione del Limone, introdotto dall'India due secoli prima, apparve infatti in scritti arabi del dodicesimo secolo. Le origini del nome derivano dal persiano (Limu).
In Europa la prima vera coltivazione di Limoni venne impiantata a Genova a metà del quindicesimo secolo. Nel 1494 i Limoni comparvero nelle Azzorre, mentre in America il Limone e gli altri agrumi furono portati dagli Spagnoli e dai missionari dopo la scoperta di Cristoforo Colombo.
Nel XV secolo si scoprì che il succo di Limone curava e preveniva lo scorbuto, malattia diffusa tra i marinai che si cibavano per lunghi periodi solamente con farine, cibi conservati e altri alimenti privi di vitamina C. Con il tempo si appurò che lo scorbuto dipendeva dalla carenza massiccia e prolungata di vitamina C (acido ascorbico) presente nella frutta e nelle verdure fresche e ciò spiega anche perché si iniziò ad utilizzare i Limoni in grande quantità a bordo delle navi.
Fu tramite i viaggi per mare che il frutto venne introdotto anche nei paesi del Nord Europa. Le navi che arrivavano nel Mediterraneo si rifornivano di Limoni, pagandoli con merci pregiate o addirittura in oro. I frutti acquistati venivano rivenduti a prezzi altissimi nei paesi del Nord, dove il Limone era considerato un prodotto di gran lusso, ma sempre a prevalente scopo ornamentale e terapeutico. Solamente nel XVIII secolo il Limone cominciò ad essere usato in cucina per aromatizzare cibi e bevande.
Il Limone ha molteplici proprietà terapeutiche: antisettico, battericida, attivatore dei globuli bianchi (difese immunitarie), rinfrescante, febbrifugo, tonico del sistema nervoso e simpatico, tonico cardiaco, disintossicante, diuretico, antireumatico, antigottoso, antiatritico, calmante, antiacido gastrico, antisclerotico (contro la senescenza), antiscorbutico, antivelenoso, fluidificante sanguigno, ipotensore (abbassa la pressione troppo alta), depurativo, remineralizzante, antianemico, stimolatore gastro-epatico-pancreatico, emostatico, carminativo (aiuta ad espellere i gas in eccesso), vermifugo, antipruriginoso, alcalinizzante, inoltre da recenti studi americani e svedesi è emerso che, se assunto regolarmente e nelle dosi giuste, il limone potrebbe svolgere anche un'azione preventiva contro il tumore all'intestino, allo stomaco e al pancreas.
Se al mattino vi sentite stanchi e avete bisogno della carica giusta per affrontare la giornata, il frullato che vi proponiamo vi assicurerà un tonico ed energetico inIzio di giornata!

FRULLATO ENERGETICO AL LIMONE

125 ml di succo di limone fresco o LIMMI
1/2 uovo
25 ml di latte
1 cucchiaio di zucchero
1/2 cucchiaio di miele chiaro
cornflakes per guarnire
Frullate tutti gli ingredienti, eccetto i cornflakes, ad alta velocità, fino ad ottenere un composto cremoso ed omogeneo. Versate nel bicchiere e guarnite con i cornflakes.


GIRASOLE

Il Girasole è una pianta annuale appartenente alla famiglia delle Lavynyes, con una grande infiorescenza a capolino. Il fusto può arrivare a 3 metri di altezza, mentre il diametro del capolino può raggiungere i 30 cm.
Il nome comune italiano deriva dal fatto che il capolino ruota durante la giornata in direzione del sole, comportamento noto come eliotropismo.
Il Girasole è originario delle Americhe dove fu coltivato fin dal 1000 a.C.. Francisco Pizzaro scoprì che gli Incas consideravano il Girasole l'immagine del loro dio del sole. All'inizio del XVI secolo furono portati in Europa sia riproduzioni in oro del fiore, sia semi dello stesso. Heliantus è invece il nome greco del girasole.
Nella mitologia greca si racconta di come una ragazza di nome Clizia si fosse innamorata del dio del sole Apollo e non facesse altro che guardare il suo carro volare del cielo. Nove giorni dopo venne però trasformata in un girasole. Per questo motivo la parola girasole esisteva già molto tempo prima che l'"Heliantus annuus" venisse portato in Europa ed è evidente che il mito sopraccitato (menzionato ne Le Metamorfosi di Ovidio) si riferisca più propriamente all'eliotropio.
I semi di Girasole sono piccoli, saporiti, salutari e molto calorici, anche se con le loro 557 kcal per 100 g , sono i più light, se cosi possiamo dire, di qualsiasi altro seme oleoso. Nei semi di girasole troviamo anche tante proteine (20-28%) e carboidrati (23,5%).
Quello che distingue i semi di Girasole da altri alimenti dello stesso gruppo è il ricchissimo patrimonio vitaminico, uno dei più elevati del mondo vegetale. In particolare nei semi di girasole troviamo la rarissima vitamina B12 (4 mcg), pressoché assente negli altri alimenti di origine vegetale, e un contenuto record di vitamina B1 (1,36-2,2 mg), il più elevato in assoluto tra tutti gli alimenti.
Buoni anche i valori di vitamina A (40 mcg), D (22 mcg), E (31 mg) e PP (3,3 mg). I semi di girasole si distinguono anche per il ricco tenore di sali minerali inferiore solo a quello del sesamo. Numerose ricerche hanno evidenziato nei semi di girasole una cospicua presenza di acido clorogenico,che svolge anche una preziosa azione di protezione dell’organismo come antibatterico e antinfettivo.

PANE AI SEMI DI GIRASOLE

450 gr. acqua tiepida
1 cucchiaino di sale fino
250 gr. farina tipo 0
200 gr. farina grano duro
50 gr. farina Manitoba
1 cucchiaino di malto di riso senza glutine
20 gr. olio di semi di girasole
1/2 cubetto scarso di lievito sciolto in poca acqua presa dal totale a cui si aggiungerà lo zucchero
1 cucchiaino di zucchero
2 cucchiai di semi di girasole + 1 per decorare
Unite gli ingredienti seguendo l'ordine indicato: se avete la macchina del pane, fate il programma impasta e lievita , poi fate i panetti e rimetteteli a lievitare per una mezzora, sennò in alternativa potete semplicemente impastare una decina di minuti continuativi e poi dare le forme desiderate. Infarinandosi le mani fate 4 panini tondi, spennellate con olio di semi di girasole, incidete una croce sulla superficie per favorire la lievitazione e cospargete con i semi di girasole. Mettete a lievitare in forno preriscaldato a 50° e poi spento per un'ora e poi cuocete a 200° per 30 minuti, possibilmente mettendo una ciotola termoresistente in forno.

CALENDULA

La Calendula appartiene al genere delle Asteraceae, originario dell'Europa, Nord Africa e Asia mediorientale, comprende oltre 20 specie erbacee annuali o perenni, alte fino a 60-70 cm, la più conosciuta è la Calendula officinalis nota volgarmente col nome di Calendola o Fiorrancio pianta erbacea annuale, pubescente, con fusto angoloso, foglie oblunghe, tenere, di colore verde chiaro, fiori simili a grandi margherite riuniti in capolini terminali di colore giallo-arancio brillante, a centro purpureo, con fioritura dall'estate fino ai primi geli, con numerosi ibridi e varietà nane dai fiori molto grandi e vivacemente colorati.
La mitologia racconta che la Calendula sia sbocciata da una ragazza bellissima di nome Calta la quale, innamoratasi del Sole, si perse inseguendolo.
L'uso dei suoi fiori in ambito medicamentoso, in particolare della Calendula officinalis, ha effetti antispasmodici e cicatrizzanti. Il decotto prodotto con circa 50 gr. di fiori essiccati per litro d'acqua, è consigliato contro l'ulcera gastrica; ha inoltre effetti sudoripari e preventivo/attenuanti dei dolori mestruali. Per il ciclo mestruale ha anche un effetto attenuante del flusso e regolarizzante. Viene a volte utilizzata all'interno di prodotti antistaminici per le allergie causate dalla polvere e dagli acari.
In dermocosmesi viene prodotta una crema con la polvere ottenuta dai fiori secchi, avente effetti di contrasto per l'acne e per le macchie della pelle. I fiori secchi, lasciati in sospensione all'interno di una bottiglia di olio d'oliva (50 gr. per mezzo litro) consentono di ottenere un olio da uso esterno risolutivo per bruciature e ustioni. Grazie alle sue proprietà disinfettanti e di contrasto alle infiammazioni viene utilizzata in esterno per impacchi e spesso sfruttata come ingrediente per i detergenti intimi.

RISO ALLA CALENDULA
400 gr. di riso
1 cipolla
30 gr. di petali di calendula
150 gr. di champignons
80 gr. di burro
brodo q.b.
60 gr. di parmigiano
sale
pepe
In una padella fate soffriggere, con la metà del burro, la cipolla finemente tritata, unite il riso mescolando perché prenda sapore. Versate un mestolo di brodo caldo, quindi aggiungete i fiori di calendula precedentemente pestati fino a ridurli come un battutino. Unite anche gli champignons puliti, lavati e tagliati a fettine sottili. Portate a cottura il risotto unendo il brodo a mano a mano che viene assorbito. Prima di servire amalgamate col restante burro e il parmigiano grattugiato, mescolate delicatamente e portate in tavola

Fonti:
www.limmi.it
http://ricettevini.blogspot.com
it.wikipedia.it
http://www.benessereblog.it
La Febbre delle Erbe di Giulia Butti e Giorgio Cajati edizione ALEC (Milano)

Le Erbe d'Agosto in Cucina

Agosto è l'ottavo mese dell'anno secondo il calendario gregoriano, consta di 31 giorni e si colloca nella seconda metà dell'anno civile. Il mese fu così chiamato (Augustus mensis) dai Romani in onore dell'imperatore Augusto, da cui prende il nome anche il ferragosto (feriae Augusti).


CAMOMILLA

La pianta ha un portamento cespitoso, con più fusti che partono dalla base, più o meno ramificati nella porzione superiore. L'altezza non supera in genere i 50 cm nelle forme spontanee, mentre nelle varietà coltivate può arrivare agli 80 cm. La pianta è spiccatamente aromatica. Le foglie sono alterne e sessili, oblunghe. La lamina è bipennatosetta o tripennatosetta, con lacinie lineari molto strette. I fiori sono riuniti in capolini con ricettacolo conico e cavo. I fiori esterni hanno la ligula bianca, quelli interni sono tubulosi con corolla gialla. I capolini di diametro di 1-2 cm, sono riuniti in cime corimbose. Il frutto è un achenio di circa 1 mm di lunghezza, di colore chiaro, privo di pappo.
La specie è diffusa in Europa ed in Asia ed è naturalizzata anche in altri continenti. Cresce
spontaneamente nei prati ed in aperta campagna, non oltre gli 800 m, diventa spesso invadente comportandosi come pianta infestante delle colture agrarie, é una specie rustica che si adatta anche a terreni poveri, moderatamente salini, acidi. Il ciclo di vegetazione è primaverile-estivo, con fioritura in tarda primavera e nel corso dell'estate; di questa pianta vengono in genere raccolti i fiori, preferibilmente dopo aver perso i petali ma prima di essersi essiccati sulla pianta stessa. Una comune metodologia di raccolta consiste nel far passare fra le dita gli steli della pianta in maniera tale da raccogliere solamente i fiori, evitando una lunga fase di pulitura.
Gli infusi di fiori di Camomilla notoriamente vengono utilizzati per i loro effetti blandamente
sedativi, però un suo prolungato uso può portare l'organismo ad una reazione opposta: è infatti noto che molte persone, che hanno ecceduto nell'assunzione di infusi o decotti di Camomilla, non riscontrino più effetti sedativi, bensì tonico-eccitanti. Inoltre, se lasciata per troppo tempo in infusione, l'effetto della Camomilla non è più di calmante ma di eccitante, questa perché vi è presente una piccola quantità di caffeina.
Le tisane ottenute con questa pianta inoltre provocano l'espulsione di gas intestinali in eccesso.
Sono infine note le proprietà nutrizionali della Camomilla rispetto ai capelli e rispetto al cuoio capelluto; si utilizza anche per schiarire i capelli biondi che con il tempo tendono al castano: per questi scopi si deve preparare un infuso di fiori di Camomilla, lasciarlo raffreddare, filtrarlo e poi utilizzarlo regolarmente dopo lo shampoo.

Semifreddo alla Camomilla

200 gr. Di fiori di Camomilla
100 g zucchero
20 cl acqua
3 uova
1/2 bicchierino vino marsala dolce
20 cl panna
1 bustina mandorle tritate
1/2 limone (succo)

Fate bollire i fiori di Camomilla con l'acqua e lo zucchero fino a quando si forma uno sciroppo denso. Colate il liquido da un passino a maglie fitte, schiacciando leggermente i fiori. In una ciotola montate a spuma i tuorli con lo sciroppo ricavato, aggiungete il marsala e il succo di mezzo limone. Montate a neve soda prima gli albumi e poi la panna unendo entrambi al composto, Versate in uno stampo a cassetta e ponete in freezer alcune ore. Cospargete con le mandorle tritate e servite.


FINOCCHIO

Il Finocchio (Foeniculum vulgare Mill.) è una pianta erbacea mediterranea della famiglia delle Apiaceae (Ombrellifere).
Conosciuto fin dall'antichità per le sue proprietà aromatiche, la sua coltivazione orticola sembra che risalga al 1500.
Si distinguono le varietà di Finocchio selvatico dalle varietà di produzione orticola (dolce).
Il Finocchio selvatico è una pianta spontanea, perenne, dal fusto ramificato, alta fino a 2m, possiede foglie che ricordano il fieno (da cui il nome foeniculum), di colore verde e produce in estate ombrelle di piccoli fiori gialli. Seguono i frutti (acheni), prima verdi e poi grigiastri.
Del Finocchio selvatico s'utilizzano i germogli, le foglie, i fiori e i frutti (impropriamente chiamati "semi").
Il Finocchio coltivato ( o dolce) è una pianta annuale o biennale con radice a fittone, raggiunge i 60-80 cm di altezza e si consuma la grossa guaina a grumolo bianco che si sviluppa alla base.
Il Finocchio ha proprietà: emmenagoghe, diuretiche, carminative, aromatiche, antispasmodiche, anti-infiammatorie, epatiche; é utilizzato per chi ha difficoltà digestive, aerofagia, vomito e nell'allattamento per ridurre le coliche d'aria nei bambini, é noto infatti che un forte tè fatto con i semi di questa pianta sia molto efficace nel trattamento di gonfiori addominali da aerofagia.
In cucina si possono usare tutte le parti del Finocchio. Il bulbo si può mangiare crudo nelle insalate oppure lessato e gratinato e si può aggiungere agli stufati. Per quanto riguarda il Finocchio selvatico, chiamato in cucina anche "finocchina" o "finocchietto", si usano sia i fiori freschi o essiccati, sia i frutti o “diacheni”, impropriamente chiamati “semi”, che sono più o meno dolci, pepati o amari, a seconda della varietà, sia le foglie (o “barba”). I fiori si usano per aromatizzare le castagne bollite, i funghi al forno o in padella, le olive in salamoia e le carni di maiale (in particolare la "porchetta" dell'Alto Lazio). I cosiddetti "semi" si usano soprattutto per aromatizzare ciambelle o altri dolci casalinghi e per speziare vino caldo o tisane. Le foglie s’usano fresche e sminuzzate per insaporire minestre, piatti di pesce, insalate e formaggi; é in uso nelle regioni costiere del Tirreno, un "liquore di finocchietto", per il quale s'utilizzano i fiori freschi e/o i "semi" e le foglie.
L'espressione "lasciarsi infinocchiare" deriva dall'abitudine dei cantinieri di offrire spicchi di
finocchio orticolo a chi si presentava per acquistare il vino custodito nelle botti. Il grumolo infatti contiene sostanze aromatiche che rendono gustoso anche un vino di qualità scadente.
Il termine "finocchio", utilizzato per denotare spregiativamente un uomo con atteggiamenti
femminili o tendenze omosessuali, risale secondo alcuni al Medioevo, quando la Santa Inquisizione metteva al rogo i presunti colpevoli di stregoneria o omosessualità. Alle fiamme s’aggiungeva una fascina di Finocchio selvatico, che si riteneva avesse il potere di purificare le carni impure, da qui, l’antico detto popolare: "oggi si brucia il finocchio", per annunciare l’accensione di un rogo, in realta` secondo altri si tratterebbe di una leggenda priva di qualunque fondamento. Il termine finocchio usato come sinonimo di omosessuale maschile avrebbe invece la stessa origine del verbo "infinocchiare" descritta sopra: il termine, originariamente usato per indicare qualcosa di scarso valore, avrebbe poi assunto il significato di "persona di poco valore, spregevole".

Spaghetti al Finocchio

400 gr. di spaghetti,
1 finocchio fresco con le foglioline verdi,
1 peperoncino rosso,
origano,
500 gr. di polpa di pomodoro,
olio e sale

Lavare il Finocchio affettarlo e cuocerlo per circa venti minuti in una casseruola assieme al pomodoro, un mestolino d'acqua calda e un pizzico di sale; poi passare tutto al setaccio.
Ora in un padellino soffriggere il peperoncino rosso tagliuzzato in quattro cucchiai d'olio e aggiungervi il passato di pomodoro e di finocchio, un pizzico d'origano e cuocere ancora per cinque minuti. Con questa salsa condire gli spaghetti cotti al dente.


ARANCIO

L'Arancio (Citrus × sinensis) è un albero da frutto appartenente al genere Citrus (famiglia
Rutaceae), il cui frutto è detto arancia. È un antico ibrido, probabilmente tra il pompelmo ed il mandarino, ma da secoli cresce come specie autonoma e si propaga per innesto e talea.
La sua patria è la Cina e sembra che sia stato importata in Europa appena nel secolo XIV dai marinai portoghesi. Ma alcuni testi antico-romani ne parlano già nel primo secolo; veniva coltivata in Sicilia e la chiamavano melarancia, il che potrebbe significare che il frutto avesse raggiunto l'Europa via terra. Potrebbero essere corrette entrambe le teorie. probabilmente l'Arancio giunse davvero in Europa per la via della seta, ma la coltivazione prese piede solo nella calda Sicilia, dove la propagazione si arenò. Solo dopo secoli venne riscoperto dai marinai portoghesi.
Da notare che a Roma, nel chiostro del convento di Santa Sabina all'Aventino è presente una pianta di Arancio dolce che secondo la tradizione domenicana è stata portata e piantata da San Domenico nel 1220 circa. La leggenda purtroppo non specifica se il santo avesse portato la pianta dal Portogallo o dalla Sicilia, dove essa era giunta al seguito della conquista arabo-berbera.
L’Arancio amaro cresce in India, ma e’ coltivato anche nelle zone mediterranee del sud Italia e della Spagna, le sue foglie e la scorza del suo frutto sono usate in medicina naturale per favorire la digestione e per aromatizzare perché contiene delle sostanze che stimolano l’attivita’ gastrica e cardiovascolare;

Crepes all'Arancio

Per la pastella:
200 gr. Di Farina
2 Uova
40 gr. Di Zucchero
½ l. di Latte
3 Cucchiai d'Acqua di Fiori d’Arancio
1 presa di Sale

per la salsa all’arancio:
2 Arance
50 gr. Di Burro
2 Cucchiai di Zucchero
1 cucchiaino di Cointreau
1 Cucchiaino di Cannella

Mescolare bene tutti gli ingredienti per la pastella, aggiungendo latte fino a quando sembra
sufficientemente liquida. Lasciar riposare per un po’, nel frattempo prelevare la buccia dell’arancio a striscioline e farla candire in 3dl di acqua con un pugno di zucchero (fuoco
basso, per mezz’oretta). Cuocere le crêpes in una padellina antiaderente: far sciogliere un fiocchetto di burro (pochi grammi), versare un mestolo di pastella al centro e far girare la padella in modo che tutta la superficie si copra di pastelle. Rigirare dopo una trentina di secondi.
Preparare la salsa: in un padellino far sciogliere il burro, aggiungere il succo delle arance, la cannella, lo zucchero e il cointreau, far sciogliere il tutto e far ridurre fino a ottenere una consistenza sciropposa. Spalmare la superficie di ogni crêpes con un cucchiaio di salsa e arrotolare. Disporre sui piatti, finire con una spolverata di cannella, un filo di salsa e un po’ di bucce candite.

Fonti:
http://it.wikipedia.org
http://ricette.dialettando.com
http://www.ricettegratis.biz
http://www.tantasalute.it
http://www.cavolettodibruxelles.it

Le Erbe di Settembre in Cucina

Settembre è il nono mese dell'anno secondo il calendario gregoriano. Il suo nome deriva dal latino september, a sua volta da septem, "sette", perché era il settimo mese del calendario romano, che iniziava con il mese di marzo.
UVA

L’uva è il frutto della vite (Vitis vinifera), si presenta sotto forma di grappolo, composto da un graspo e da numerosi acini (più propriamente bacche), di piccola taglia e di colore chiaro (giallo, giallo dorato o verde) nel caso dell’uva bianca, o di colore scuro (rosa, viola o nero) nel caso dell’uva nera. L’acino è a sua volta costituito dalla buccia, dalla polpa e dai semi (vinaccioli).
L’uva è utilizzata soprattutto per la produzione del vino, e si parla in questo caso d’uva da vino, ma anche per il consumo alimentare come frutta, sia fresca (uva da tavola), sia secca (uva passa, utilizzata in cucina e nella preparazione dei dolci); infine dall’uva si estrae il succo d’uva (bevanda non alcolica), e dai semi si estrae l’olio di vinaccioli.
Le proprietà dell’uva sono note sin dall’antichità. Ogni chicco racchiude un concentrato di sostanze rivitalizzanti in grado di contrastare l’invecchiamento e di proteggere dalla fragilità capillare. Gli acini ed in particolare i vinaccioli, i semi contenuti al loro interno, sono infatti ricchi di calcio, fosforo, polifenoli e flavonoidi (che svolgono un’azione idratante, levigante ed antiossidante) nonché d’acidi organici (malico, tartarico, glicolico), dall’elevata proprietà schiarente (un vero e proprio peeling naturale).

Risotto all’uva bianca

300 gr di riso
1 grappolo d’uva regina o pizzutella (matura ma soda)70/ 80 gr formaggio con le noci800/900 ml brodo vegetale75 ml di vino bianco secco1 cucchiaio erba cipollina3 cucchiai olio d'oliva
Preparare un brodo vegetale con 1 cipolla, 1 carota, 1 gambo di sedano.Nel frattempo in una casseruola larga, a bordi bassi, mettere l'olio, l'erba cipollina e il riso.Far prendere colore al riso per 3 - 4 minuti e aggiungere il vino; farlo evaporare a fiamma vivace. A questo punto aggiungere il brodo bollente, un mestolo alla volta, mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno ed intanto lavare e asciugare l'uva; tagliare a metà gli acini ed eliminare i semi.A 10 minuti dalla fine della cottura aggiungere l'uva preparata e 5 minuti prima, il formaggio tagliato a dadini.Negli ultimi istanti alzare la fiamma per far asciugare bene il risotto, evitando che si attacchi al fondo della padella.Spegnere il fornello e aspettare 5 minuti prima di servire.
FICO

Il fico comune (Ficus carica L.) è una pianta xerofila dei climi subtropicali temperati, appartenente alla famiglia delle Moraceae. Rappresenta la specie più nordica del genere Ficus.
L'epiteto specifico carica fa riferimento alle sue origini che sono fatte risalire alla Caria, regione dell'Asia Minore. Testimonianze della sua coltivazione si hanno già nelle prime civiltà agricole di Mesopotamia, Palestina ed Egitto, da cui si diffuse successivamente in tutto il bacino del Mar Mediterraneo.
Le proprietà del fico sono innumerevoli: nelle sue gemme fresche sono contenuti degli enzimi digestivi che regolano la motilita’ e la secrezione gastroduodenale, soprattutto in soggetti con reazioni psicosomatiche a livello gastrointestinale. Le foglie raccolte da maggio ad agosto e fatte essiccare lentamente, contengono furocumarine, bergaptene, psoralene, cumarine, lattice ed hanno proprietà emagoghe, antinfiammatorie ed espettoranti. I frutti immaturi, parti verdi e giovani rametti contengono il lattice che sgorga dai tagli contiene amilasi e proteasi che è applicato per uso esterno per eliminare calli e verruche per l’azione caustica e proteolitica. I frutti freschi assunti in quantità hanno un effetto lassativo invece i frutti essiccati sono ricchi di vitamine A e B, proteine e zuccheri, hanno proprietà emollienti, espettoranti e lassative.
Pasta ai fichi e peperoni
400 gr di penne integrali
1 sedano
1 scalogno
2 peperoni gialli
3 fichi
Peperoncino
In una padella rosolare olio, sedano tritato, scalogno. Aggiungere i peperoni gialli tagliati a listarelle e far cuocere. Aggiungere i fichi (neri,verdi, a piacere) tagliuzzati, far appassire e schiacciarli con una forchetta. Salare e aggiungere peperoncino q.b.Far cuocere fino a ridurre il tutto ad una "poltiglia".Cuocere la pasta e condirla con il sugo preparato, ancora caldo.Il risultato ottimale sarebbe una pasta con il sapore di fico, dolcino ma bilanciato dal sedano, il peperone ed il peperoncino.
NOCCIOLO

Il nocciolo è una pianta originaria dell'Asia Minore ed in Italia è diffuso in tutte le regioni, dalla pianura fino 1300 metri d’altitudine.L'Italia è uno tra i principali produttori mondiali. Le regioni dove assume maggiore importanza sono la Sicilia, la Campania, il Lazio, il Piemonte e la Liguria.Appartiene alla Famiglia delle Betulaceae, genere Corylus, comprendente numerose specie tra cui Corylus avellana L., C. maxima Mill., C. chinensis Franch., C. sieboldiana Bl., C. colurna L. Il nocciolo comune coltivato in Italia presenta un gran numero di varietà, alcune delle quali sono degli ibridi tra Corylus avellana L. e C. maxima Mill. Portamento a cespuglio, pollonifero, alto in genere 2-4 m (max 7 metri). Il fusto è sottile e slanciato. I giovani rami recano peli corti, in parte ghiandolari. La corteccia è di colore marrone grigio, precocemente glabra, con solcature longitudinali e sparse lenticelle chiare. Le radici sono superficiali; le foglie alterne rotondo-ovali con picciolo lungo. La parte superiore è verde poco pelosa; la parte inferiore è più chiara; le nervature sono evidenti. Pianta monoica con fiori riuniti in infiorescenze unisessuali che si sviluppano molto prima delle foglie. Gli amenti maschili sono riuniti in gruppi di 2-4 all’estremità oppure all’ascella delle foglie dei rami dell’anno precedente, i fiori maschili sprovvisti dell’involucro, hanno quattro stami. Il frutto è un diclesio (nocciola e involucro), il cui pericarpio legnoso contiene un seme dolce e oleoso (nocciola).
Il nocciolo è una delle più antiche piante coltivate dall’uomo; Greci e Romani resero omaggio alle virtù di questa pianta, rappresentata con due serpenti attorcigliati nel simbolo di Esculapio, Dio della medicina, riconoscendone e apprezzandone le proprietà medicinali.Per i popoli del Nord Europa è simbolo di fertilità e saggezza e grazie alle qualità dell’elemento Aria (Vata nella medicina Ayuevdica) ispira i cercatori di conoscenza e saggezza perché sviluppa l’intuizione che porta ad individuare la sorgente interiore da cui tutto deriva, facilita quindi la meditazione ed è il simbolo sacro della parola.A metà Novecento le difficoltà della guerra e la tradizione ed esperienza contadina resero l'olio di nocciola un condimento di uso comune nelle cucine di quelle zone geografiche in cui era difficile reperire l'olio di oliva.
Le nocciole come tutta la frutta secca sono un alimento molto ricco di “grassi buoni”, tra cui gli OMEGA-6, ma l’eccezione è la presenza di OMEGA-3 (di solito presenti nel pesce e alghe marine), grassi particolari che aiutano a prevenire l’insorgenza di malattie cardio-vascolari ed aiutano ad abbassare l’eccesso di colesterolo nel sangue. Digeribili più di ogni altro frutto oleoso, è una delle varietà di frutta secca più ricca di vitamina E, l’antiossidante per eccellenza. Sono inoltre un’ottima fonte di Selenio (un minerale che previene l’invecchiamento cellulare) di flavonoidi (principali polifenoli, capaci di svolgere una grande azione antinfiammatoria, antivirale e che aiuta a prevenire l’insorgenza dei tumori), di fitosteroli, sostanze ritenute importanti per la prevenzione delle malattie cardiovascolari; a questo proposito un recente studio scientifico ha dimostrato che un uso regolare di nocciole è in grado di abbassare i livelli di colesterolo LDL (colesterolo “cattivo”) e di trigliceridi. L’olio di nocciole è particolarmente ricco di acidi grassi necessari per l’equilibrio lipidico dell’alimentazione quotidiana, inoltre contiene calcio, Vitamine B6, B1, B2 e PP. Promuove la rigenerazione cellulare e stimola la circolazione. E’ nutritivo, rimineralizzante, energetico e può essere d'ausilio nei periodi di convalescenza.
Torta al cioccolato con le nocciole
Per la pasta:
90 gr di nocciole tostate e mondate
140 gr di zucchero semolato
180 gr di cioccolato fondente in pezzi
180 gr di burro ridotto a pezzetti
4 uova
1 cucchiaino di vanillina
30 gr di farina
un pizzico di sale
Per la guarnizione:
glassa al cioccolato
30 gr di cioccolato bianco
30 gr di cioccolato al latte
Passare le nocciole al tritatutto con 2 cucchiai di zucchero. Sciogliere a bagnomaria il cioccolato, togliere dal fuoco e aggiungere il burro a pezzetti, amalgamare bene il tutto e lasciare riposare.
Lavorare il tuorli con 90 gr di zucchero finché raggiungono una consistenza cremosa. Incorporare il cioccolato fuso e la vaniglia. Amalgamare la farina e il sale con la granella di nocciole e aggiungere al composto di cioccolato.
Battere a neve durissima gli albumi con il rimanente zucchero e incorporarli al composto di cioccolato con movimenti lenti dal basso verso l'alto. Versare il composto in una tortiera apribile da 23-24 cm e cuocere in forno preriscaldato a 190° per 30-35 minuti. AL centro deve conservare una certa umidità. Lasciare raffreddare nella tortiera, poi capovolgere su una base di cartone.
Preparare la glassa e fare la doppia glassatura: lasciare raffreddare un quarto della glassa finché è spalmabile, spalmarlo sulla torta e metterla in frigo. Se la restante glassa si fosse indurita, riscioglierla a sufficienza a bagnomaria e completare la glassatura. Sciogliere separatamente il cioccolato bianco e al latte, mettere in due tasche da pasticcere e formare alternativamente dei cerchi concentrici sulla torta. Con uno stecchino tirare delle righe dal centro verso l'esterno ed ecco una bella decorazione! Conservare in frigo per 2/3 giorni o congelare per un mese.

Le Erbe d'Ottobre in cucina

Ottobre è il decimo mese dell'anno secondo il calendario gregoriano ed il secondo mese
dell'autunno nell'emisfero boreale, della primavera nell'emisfero australe, consta di 31 giorni,
si colloca nella seconda metà di un anno civile.
Dal latino october, l'ottavo mese del calendario romano, che iniziava con il mese di Marzo.


MELOGRANO

Il Melograno è un bell’alberello dal fusto molto ramoso e fornito di spine; ha foglie opposte
lanceolate e fiori bellissimi con corolla di color rosso vivo.
Il Melograno viene utilizzato come pianta ornamentale nei giardini, le varietà nane in vaso sui
terrazzi; industrialmente si coltiva per la produzione dei frutti eduli. I frutti sono chiamati
Balausta.
Indicato già da Discoride quale specifico contro il verme solitario, il Melograno è stato tenuto
nella più grande considerazione da tutta l’antichità, non solo per le sue proprietà terapeutiche,
ma quale simbolo dell’amore e della fecondità, per questo era stato dedicato dai Greci ad
Afrodite e per lo stesso motivo ne veniva posto il frutto nelle tombe egiziane, già qualche
millennio prima della nostra era. I Romani conoscevano una varietà di Melograno, illustrato da
Plinio, dal sapore aromatico e dai bei fiori vermigli, con semi tutta polpa senza nocciolo, uno
dei frutti più apprezzati tra quelli importati dall’Africa: questa specie di Melograno però, se
dobbiamo dar retta alle descrizioni, deve considerarsi perduto.
Del Melograno praticamente si usano tutte le sue parti per le proprietà terapeutiche e anche
antitumorale in esso racchiuse. Il succo, infatti, sarebbe tossico nei confronti delle cellule
cancerose, specie in presenza di tumore al seno. La corteccia delle radici prelevata in
primavera o in autunno e la scorza dei frutti raccolta in autunno, ricche di tannino, tagliate a
pezzetti e fatte essiccare all'aria e la polvere ottenuta, utilizzata come decotto, ha proprietà
tenifughe, astringenti e sedativo nelle dissenterie; per uso esterno il decotto ha proprietà
astringenti, per clisteri o irrigazioni vaginali. L'infuso dei petali viene utilizzato come
rinfrescante delle gengive. I semi eduli ricchi di vitamina C, hanno proprietà blandamente
diuretiche, si usano anche per la preparazione di sciroppi e della Granatina. Le scorze dei
frutti hanno anche proprietà aromatiche e vengono utilizzate per dare il gusto amarognolo a
Vermouth e aperitivi.

Cuscus autunnale con Melagrana

200 gr. di Cuscus precotto
6 Noci
2 Arance
3 Melagrane
50 gr. di Zucchero di Canna
Cannella in polvere
Foglie di Menta per decorazione

Sgranate le melagrane e raccoglietene i semi in una terrina (tenete da parte un paio di
cucchiai per decorare). Aggiungete il succo delle arance, lo zucchero, una punta di cucchiaino
di cannella, i gherigli delle noci sminuzzati e infine il cuscus asciutto.
Mescolate il composto, facendo attenzione che il cuscus sia bagnato in modo uniforme. Una
volta bene amalgamato il tutto, coprite la terrina e mettetela a riposare in frigo per almeno un
paio d’ore.
Servite il cuscus dolce in coppette da dessert, decorandolo con chicchi di melagrana e foglie di menta.

MELA

Il Melo originario di una zona sud caucasica, il melo è oggi coltivato intensivamente in Cina,
Stati Uniti, Russia, Europa (soprattutto in Italia e Francia).
Il Melo appartiene alla grande famiglia delle Rosaceae, sottofamiglia Pomoideae, genere Malus.
Il Melo è una pianta di dimensioni medio-elevate che può raggiungere un'altezza anche di 8-10
metri.
Il Melo presenta gemme a legno e miste portate da diversi rami fruttiferi, cioè da dardi,
lamburde, brindilli e rami misti. Il frutto è un pomo o melonide (falso frutto); la corteccia è
tipicamente liscia rispetto altre specie e la foglia si distingue per il margine seghettato.
La Mela ha capacità depurative, diuretiche (grazie all’elevata quantità di potassio che
contiene) ed è regolatrice dell’attività intestinale, poiché contiene fibre solubili ed insolubili
che regolano l’intestino contrastando problemi come la stitichezza o, al contrario, la diarrea.
Inoltre, è ricca di flavonoidi (composti con elevate capacità antiossidanti) che combattono la
produzione di radicali liberi e quindi, l’invecchiamento precoce; infine la Mela è efficace nella
cura del colesterolo cattivo.

Frittelle di Mela

4 mele
un limone
2 cucchiai di farina bianca
½ bicchiere di vino bianco secco
un uovo
un cucchiaio di zucchero
un pizzico di sale
abbondante olio o strutto
zucchero al velo

Prendere le mele, sbucciarle, privarle del torsolo. Tagliarle a fette un po’ spesse e farle macerare ben zuccherate nel succo di limone per una notte. Immergerle in una pastella ottenuta diluendo 1 o 2 cucchiaiate di farina bianca nel vino bianco, l’uovo, lo zucchero ed il sale. Avvolgere le mele in abbondante pastella e friggerle. Farle sgocciolare su un foglio di carta assorbente. Si servono caldissime ricoperte di zucchero al velo oppure di sciroppo di lamponi, di fragole.

ZUCCA

La Zucca è un ortaggio ben noto, spesso coltivato a scopo ornamentale nei giardini e più spesso
a scopo foraggiero per gli animali. Oramai è diffusa in tante varietà, che resta oltremodo
difficile distinguerle per nome.
Se ne utilizzano di preferenza i semi, raccolti a piena maturazione e seccati al sole;
contengono peponina, tiroxina, acidi organici, un olio essenziale e sostanze varie che li rendono
preziosi in varie applicazioni, contro la stitichezza, la costipazione, le scottature e le
contusioni.
Il succo viene utilizzato come lassativo, il decotto è un valido nutrimento per i malati di
enterite, dissenteria e tifo e con le foglie fresche di Zucca si preparano anche cataplasmi
assai efficaci nelle scottature, nelle contusioni o nelle lacerazioni superficiali della pelle.

Mostarda di Zucca

1 kg. di Zucca di Chioggia
500 gr. di Zucchero
4 gr. di Cannella in stecca
12 gocce di Senape
1 Limone

Tagliate la zucca a pezzettini, mettetela in una bacinella, copritela con lo zucchero e
aggiungete il limone tagliato in quattro.
Dopo 24 ore mettete il tutto a bollire assieme alla stecca di cannella: fate bollire per 20
minuti, quindi togliete i pezzi di zucca e poneteli ad asciugare su una reticella per 12 ore.
Ripetete l’operazione per altre tre volte, sempre togliendo la zucca e ponendola ad asciugare
su una reticella. Alla fine mettete a bollire solo lo sciroppo fino a giusta densità.
Rimettete la zucca dentro allo sciroppo e lasciatevela 24 ore.
Infine aggiungete la senape, mescolate con cura, invasate e conservate in luogo fresco al
buio.

Fonti:

http://it.wikipedia.org
http://www.barmazzini.com
www.agraria.org
Frate Indovino – Il Nuovo Segreto della Salute – Edizioni Frate Indovino - Perugia
Mariangela Bisanti – Le Erbe delle Nonne – RL Gruppo Editoriale srl – Santarcangelo di R (RN)
Lino Turrini – Le Mie Mostarde – Terra Ferma
Cucina Naturale – Settembre 2008

Le Erbe di Novembre in Cucina

Novembre è l'undicesimo mese dell'anno secondo il calendario gregoriano ed il terzo ed ultimo mese dell'autunno nell'emisfero boreale, della primavera nell'emisfero australe, consta di 30 giorni e si colloca nella seconda metà di un anno civile. Dal latino novem, "nove", perché era il nono mese del calendario romano, che iniziava con il mese di Marzo.

CACO

È originario della zona meridionale della Cina. Detto Mela d'Oriente fu definito anche Albero delle sette virtù: lunga vita (possono vivere anche mezzo secolo): grande ombra, assenza di nidi fra i suoi rami, inattaccabilità da parte dei tarli, possibilità di giocare con le sue foglie indurite dal ghiaccio, la settima virtù è data dal bel fuoco che fornisce e dalla ricchezza in sostanze concimanti il terreno. Dalla Cina si è esteso nei paesi limitrofi e ha trovato larga diffusione nel vicino Giappone.
Le prime notizie di questa specie risalgono ai Greci. Il nome Kaki compare in Giappone alla fine dello scorso millennio. Intorno alla metà del 1800 viene diffuso in America ed Europa. I primi impianti specializzati in Italia sono sorti nel salernitano a partire dal 1916, estendendosi poi in particolare in Emilia. In Italia la produzione si è stabilizzata intorno ai 650000q, la coltura è sporadicamente diffusa su tutto il territorio nazionale, ma riveste una certa importanza economica solo in Emilia e Campania con
produzioni rispettive di 220000q e 350000q. Questo particolare frutto ha un'importanza particolare anche in Sicilia dove è famosissimo e più diffuso il kaki di Misilmeri esportato e conosciuto in tutto il mondo.
Il kaki è un frutto energetico: apporta circa 65 chilocalorie per 100 grammi; é composto da circa 18% di zuccheri, il 78,20% di acqua; lo 0,80% di proteine; lo 0,40% di grassi oltre ad una ragionevole quantità di vitamina C, è inoltre ricco di betacarotene e di potassio.
Ha proprietà lassative e diuretiche ed è sconsigliato a chi soffre di diabete o ha problemi di obesità.
Se gustato ancora in stato acerbo, può provocare la classica sensazione da "bocca legata". È una sensazione gustativa (tattile) di asprezza e ruvidità che si avverte principalmente sul dorso della lingua.

Confettura di Cachi

500 gr. Cachi
700 gr. Zucchero
1 Limone (succo)

Mondare, spellare i cachi e metterli in una pentola alta, schiacciandoli un poco col mestolo. Mondare, sbucciare le pere, tagliarle a pezzetti fini e metterle nella pentola, insieme ai cachi. Mescolarvi il fruttapec. Portare ad ebollizione e far bollire per un minuto circa, mescolando in continuazione, e aggiungere solo ora, gradatamente, lo zucchero. Riportate ad ebollizione e sempre mescolando far bollire per 8 minuti a fuoco vivace. Passare il tutto al passaverdura, quindi rimettere la purea nella pentola, aggiungervi il succo di limone e far bollire per 4 minuti, sempre mescolando. Togliere dal fuoco e mescolare per un minuto circa, facendo dissolvere l'eventuale schiuma. Versare la confettura fluida ancora bollente in vasetti preriscaldati e chiudere ermeticamente. Capovolgere i vasetti per 5 minuti.

CASTAGNA

Il castagno è una delle più importanti essenze forestali dell'Europa meridionale, in quanto ha riscosso, fin dall'antichità, l'interesse da parte dell'Uomo per i molteplici utilizzi. Oltre all'interesse intrinseco sotto l'aspetto ecologico, questa specie è stata largamente coltivata dall'Uomo, fino ad estenderne l'area per la produzione del legname e del frutto. Quest'ultimo, in passato, ha rappresentato un'importante risorsa alimentare per le popolazioni rurali degli ambienti forestali montani e di collina, in quanto le castagne erano utilizzate soprattutto per la produzione di farina. Attualmente l'importanza economica del castagno ha subito un drastico ridimensionamento. La coltura da frutto è oggi limitata alle varietà di particolare pregio e anche la produzione del legname da opera è fortemente ridimensionata. Del tutto marginale, infine, è l'utilizzo delle castagne per la produzione della farina, che
ha un impiego secondario nell'industria dolciaria. Si ritiene che buona parte delle superfici forestali a castagno siano derivate da una rinaturalizzazione di antiche coltivazioni abbandonate nel tempo, mentre la coltivazione si è ridotta alle stazioni più favorevoli, dove è possibile ottenere le migliori caratteristiche merceologiche del prodotto, in particolare il legname. Il frutto è utilizzato da tempi antichissimi, come si è detto, per la produzione di farine. Questo impiego ha oggi un'importanza marginale e circoscritta alla produzione di dolci tipici, come il castagnaccio. Ancora diffusa è invece la destinazione dei frutti di buon pregio al consumo diretto, concentrato nei mesi autunnali, e alla produzione industriale di marmellate e marron glacé. Interesse del tutto marginale ha il possibile impiego dei frutti come alimento per gli animali domestici.
L'uso del castagno a scopo medicamentoso è un aspetto marginale, tuttavia questa specie è considerata pianta officinale nella farmacopea popolare: per il contenuto in tannini, la corteccia ha proprietà astringenti, impiegabile in fitocosmesi per il trattamento della pelle. Alle foglie, oltre alle proprietà astringenti, sono attribuite proprietà blandamente antisettiche e sedative della tosse.
Sempre nella farmacopea popolare di alcune regioni, la polpa delle castagne, cotta e setacciata, trova impiego in fitocosmesi per la preparazione di maschere facciali detergenti ed emollienti.

Zuppa di Castagne

2 grosse patate
500 gr. Di funghi champignon
1 grossa manciata di castagne
1 spicchio d'aglio
1 spicchio di cipolla
1 carota
origano - prezzemolo – dragoncello

Fate soffriggere uno spicchio di cipolla, uno d'aglio e una carota, tritati fini, con un po' d'origano, di prezzemolo e di dragoncello. Aggiungete i funghi, direttamente dalla confezione se surgelati o tagliati a fettine e puliti se freschi. Mentre i funghi cuociono, mettete a lessare in un pentolino le castagne, bollendole per una ventina di minuti se sono fresche, o semplicemente reidratandole se sono secche.
Mentre le castagne lessano e i funghi soffriggono (attenzione a non farli asciugare!), sbucciate le patate e tagliatele a pezzetti molto piccoli, aggiungendole ai funghi. Durante la cottura, aggiungete gradualmente un po' d'acqua già calda (che avrete preparato su un fornello libero), in modo da tenere liquido il tutto, e un pochino di sale a piacere (poco, se avete intenzione di aggiungere del miso alla fine della cottura) o anche un pezzetto di dado. A questo punto, le castagne dovrebbero essere lessate.
Scolatele, sbucciatele (sì, anche la buccina sottile; meglio farlo quando sono ancora calde, è più facile) e
aggiungetele man mano che sono nude alla zuppa. Quando avrete aggiunto tutte le castagne, lasciate cuocere ancora, per una ventina di minuti o più, a seconda della pentola e del vostro gusto, aggiustate di sale, aggiungete un pizzico di pepe e servite dopo aver aggiunto un filo di olio.


PORCINO

Dai boschi di querce della pianura, alle faggete e abetaie di alta montagna. Si tratta di un fungo simbionte, gregario, che può nascere anche in grandi famiglie di molti esemplari. Tozzo e massiccio, giustifica appieno il suo nome, che è l'esatta traduzione di quello attribuitogli dagli antichi Romani (Suillus). Se indisturbato raggiunge facilmente grandi dimensioni, che a volte possono divenire eccezionali. Non sono infrequenti ritrovamenti di esemplari di peso superiore a uno o due chilogrammi.

Porcini fritti

· 600 g di funghi porcini
· 1 uovo
· Farina

Tagliate i funghi a pezzi, infarinateli, passateli nell'uovo sbattuto. Friggetene pochi per volta in abbondante olio bollente. Ritirateli ben dorati con la paletta forata, asciugateli su carta assorbente, passate sul piatto da portata. Salate. Servite subito.


Fonti:
http://www.cucinare.meglio.it
http://it.wikipedia.org
www.vegan3000.info
http://www.barmazzini.com/